P. Codutti: Una voce dal Congo dimenticato
Là, dove Dio è presente
A bbiamo concluso l'anno 2000, anno di grazia, di amore, di gioia-perdono, nel ricordo della nascita del Salvatore. Anno Giubilare, festeggiato in Italia senza risparmio di mezzi. Ma in Congo, dove mi trovo da 26 anni, c'è guerra, si muore, si vive nella paura, c'è miseria, c'è fame. A Shabunda, nella regione del nord Kivu, parrocchia in piena foresta, si è vissuto il Giubileo tra una sparatoria e l'altra, sempre col fiato sospeso, ma col pensiero rivolto a Cristo, che con la sua venuta nel mondo ha portato un messaggio di speranza per l'uomo.
Ho trascorso i giorni del Natale passando tra la mia gente, che vive ancora in capanne, che soffre e non possiede il minimo indispensabile per vivere: da maggio Shabunda è circondata dalle forze ribelli e quindi la gente non può più recarsi nei campi, dove hanno riso, manyoca; mi viene un nodo alla gola, mi si stringe il cuore e ripeto: "Signore, se tu fossi qui, senz'altro qualcosa faresti. Come sfamasti 5.000 persone, sfameresti ora le 15.000 di Shabunda e le migliaia d'altre sparse in una vasta missione, e ti prenderesti cura di tanti bambini mal nutriti, degli ammalati privi di assistenza.
lo, che lavoro sorretto dalla Tua Provvidenza, faccio sì qualcosa, ma è poco. Il mio aiuto è come una goccia d'acqua, gettata nel mare. Abbiamo lanciato appelli a livello internazionale, perché si intervenga, ma tutto è rimasto lettera morta. Anche l'ONU tace. Vedendo questo disinteresse generale, mi son convinto ancora di più che il Congo è dimenticato, abbandonato.
La conferma a questa mia convinzione, l'ho avuta a settembre, al mio rientro in Friuli dopo tre anni di assenza. Ho notato che i giornali, anche quelli di ispirazione cristiana, spendono poche righe per parlare del dramma di questo Paese. Per le varie reti televisive poi, sembra che l'Africa e non solo il Congo, non esista, preoccupate come sono di far vedere programmi di alto gradimento o vantaggiosi dal punto di vista economico.
Così purtroppo va avanti questo nostro mondo, mondo trainato dal progresso, dove si sono raggiunti livelli altissimi, dove stanno scomparendo i valori umani. Il missionario non si scoraggia di fronte a questa indifferenza. Sa che, anche se l'uomo si dimentica dei suoi fratelli che soffrono, Dio ascolta il loro grido, Dio non li ha dimenticati, e lui, il missionario, rimane con loro come segno di speranza e testimonianza dell'amore che è Dio.






