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La grande devozione a Maria

Continua l'intervista al missionario padre Domenico Calarco, saveriano di Bagnara Calabra, in occasione del suo giubileo sacerdotale.

Padre Domenico è stato ordinato sacerdote da mons. Giovanni Ferro il 9 ottobre del 1955, all'età di 27 anni. Nell'immagine - ricordo del giubileo, il missionario ha voluto scrivere una frase del canto di lode della Madonna: “L'anima mia loda il Signore, perché colui che tutto può mi ha fatto grandi cose”.

Padre Domenico ha commentato:La celebrazione, al di là di ogni mia aspettativa, è stata esaltante e gratificante. Il mio parroco - l'artefice di tutto - è stato molto bravo. Era presente anche tutta l'amministrazione civica. La comunità, nel suo insieme, mi ha accompagnato nel rendere lode e gratitudine al Signore, unico datore del mio sacerdozio”.

Cosa ricordi del vescovo mons. Giovanni Fer­ro?

Ho ammirato il suo progetto pastorale incentrato sulla “carità”: partecipare alla vita del­l'altro, condividerne i problemi, essere solida­li con coloro che soffrono a causa dell'emarginazione e dell'indifferenza della società verso di loro. Ricordo anche la fermezza con cui guidava la chiesa reggina e il clero. Era una “fermezza dolce”. Sapeva dialoga­re con i sacerdoti, li sapeva ascoltare; andava incontro alle loro esigenze e ai loro progetti pastorali.

Ti ha ordinato sacerdote...

Sì. Allora ero tornato a Reggio per mo­tivi di salute, in un momento per me difficile. Il vescovo ha voluto che io stessi in seminario, proprio vicino a lui. Sono diventato sacerdote perché mons. Ferro ha avuto fidu­cia in me. Poi, avrebbe potuto negarmi il permesso di tornare tra i missionari saveriani. Ha anche cercato in diversi modi di con­vincermi a rimanere nel clero diocesano di Reggio, facendo leva anche su sacerdoti influenti , perché mi convincessero ad accettare le sue proposte. Ma di fronte alle mie insistenze, mi ha lasciato andare. Posso affermare che, in questi cin­quant'anni di ministero sacerdotale, non ho mai tradito la sua fiducia.

Che futuro avrà la nostra società bagnarese?

Ho fiducia in una ripre­sa, in una più efficiente e concre­ta testimonianza della nostra fe­de nel Salvatore. È incarna­ta, infatti, nella gente di Bagnara una grande de­vozione alla Madonna. Alle nozze di Cana, Maria disse: “fate quello che Gesù vi dirà”. Ritengo che se si segue Maria, il rin­novamento non tarderà a venire. E credo che le congreghe cittadine possono ave­re un ruolo in questa ri­presa.

Cosa si può fare?
La testimonianza di fede viva è strettamente legata al modo con cui il sacerdote e i laici, impegnati nella pastorale, si avvicinano alle esigenze dei numerosi giovani della nostra città. Bisogna saperli ascoltare, solida­rizzare con loro, dimostrare fidu­cia nelle loro capacità. D'altronde, a ben vedere, quello che ho detto per la nostra città, potrebbe valere anche per molte altre realtà locali.


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