A servizio di Dio da 50 anni: p. Domenico Calarco, Intervista
Cinquant'anni di Messa è un evento significativo nella storia di un prete. È il momento di riguardare il passato, di esaminare la vita con lo sguardo di Dio e ringraziare. È anche il momento della gioia di una comunità che si stringe attorno al sacerdote e gli manifesta affetto, amicizia e stima. Così è accaduto a p. Domenico Calarco nella sua comunità natale, la parrocchia abbaziale di Bagnara Calabra. Qui egli ha voluto vivere il suo giubileo sacerdotale, pur vivendo da vari anni nella comunità saveriana di Roma.
La presenza di p. Pierluigi Felotti, superiore della comunità saveriana di Gallico, dell'abate Pietropaolo e degli altri preti della zona hanno reso più solenne l'evento. Ha presieduto la liturgia “memoriale” il vicario generale, mons. Latella, davanti al popolo bagnarese che ha sempre amato don Mimmo, il missionario . Padre Calarco, infatti, ha donato la sua vita alle missioni. Pur non recandosi in paesi tradizionalmente di missione, egli è stato missionario in senso pieno. Per oltre vent'anni, ha vissuto negli Stati Uniti, ha anche insegnato ai futuri missionari, con competenza e con l'umiltà del discepolo che vuole sempre imparare.
Quando p. Domenico è diventato sacerdote, alla guida della chiesa universale c'era papa Pacelli; dopo 50 anni, c'è papa Ratzinger. Ho rivolto al festeggiato qualche domanda su questo mezzo secolo di vita della chiesa.
Com'è cambiata la chiesa in cinquant'anni?
I periodi storici di papa Pacelli e di papa Ratzinger sono certamente differenti. Ma tutti i Papi hanno dato il loro meglio, pur portando con sé la propria identità, la propria cultura e personalità. Ognuno di loro è figlio del proprio tempo e porta le “stimmate” - cioè, le luci e le ombre - del proprio periodo storico. Ma è indiscutibile che i Papi, con cui la mia vita sacerdotale si è intrecciata, si sono posti al servizio di tutti, si sono impegnati per il bene di tutti. In questo lungo periodo c'è stato il rinnovamento della liturgia, l'impegno per l'unità tra le chiese, il dialogo interreligioso, il dialogo della chiesa con gli artisti e gli intellettuali...
...e il dialogo con i giovani?
I nostri Papi sono scesi in mezzo al popolo e tra i giovani in particolare, per comunicare loro il vangelo, per condividerlo e parteciparlo. Hanno messo in risalto la gioia, che è frutto dell'ascolto della Parola di Dio. Ma hanno messo in luce anche le responsabilità dei giovani come “sentinelle del mattino”, ossia come testimoni di una nuova storia, i cui protagonisti sono Dio e l'uomo.
Com'è la religiosità del popolo statunitense?
È difficile descrivere in poche parole i caratteri di una società complessa come quella statunitense. In estrema sintesi, posso dire questo: fino agli anni '60 coloro che frequentavano i sacramenti e, più in generale, condividevano la vita cristiana, erano oltre il 70 per cento dei cattolici. A partire dagli anni ‘70 ad oggi, la percentuale si è dimezzata. Peraltro, questa situazione non mostra ancora segni di ripresa; anzi, tende ad aggravarsi, anche a causa di certi fatti di cronaca che leggiamo. Sono cose che portano a una disaffezione nei confronti del clero e della stessa chiesa.








