Indonesia: Il primo sbarco
Tema del "Paginone" di questo numero: I Saveriani da cinquant'anni in Indonesia
Espulsi dalla Cina da Mao-Tsetung nel 1951, otto Saveriani, anziché tornare in Italia, scesero in Indonesia, una collana di isole che si stende per cinquemila chilometri lungo l’Oceano Indiano. Il drappello si fermò a Sumatra per dare inizio ad un nuovo lavoro apostolico e sostituire i Cappuccini olandesi, allora mal visti nella nazione che stava cercando di liberarsi dal giogo della colonizzazione.
Ai Saveriani venne ceduta una vasta zona, pari a metà dell’Italia. Un territorio con clima equatoriale, per lo più montagnoso, ricco di vulcani attivi, foreste millenarie, fiumi ed acquitrini infestati da zanzare e serpenti.
In quella fetta di isola la Chiesa cattolica contava allora poco più di 2 mila anime. Iniziò così la dura esperienza del primo approccio, tra popolazioni sconosciute, che parlavano varie lingue e seguivano nella quasi totalità la religione musulmana.
Il nome degli otto intrepidi Saveriani che calcarono per primi le orme di s.Francesco Saverio (apparso in quelle contrade 400 anni prima), sono:
- Vincenzo Capra, Pio Pozzobon, Lorenzo Lini, Oddo Galeazzi, Aurelio Canizzaro, Antenore Nardello, Pietro Spinabelli e Mario Boggiani.
A loro presto si aggiunse p. Raimondo Bergamin, consacrato poi primo vescovo di Padang. L’unico superstite di quel gruppo è p. Boggiani che ancor oggi è vegeto e attivo nella città di Padang, confessore ricercatissimo: ha 87 anni.








