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In occasione del 3 dicembre, Festa di san Francesco Saverio (celebrata martedì 5, causa concomitanza con la domenica), abbiamo invitato i presbiteri e religiosi della diocesi di Cagliari. Erano in 20 (compreso il Vicario Generale). Ci ha parlato della sua esperienza nella Cina il Segretario generale dei Saveriani, p. Luigino Marchioron. Ci ha fornito una specie di decalogo, in cui riassume la sua attività missionaria.

1. Incontrare Dio nella persona del fratello cinese. 2. Ascoltare e ripetere molte volte per imparare la lingua. Se non si ripete (come a scuola), non si impara. Non basta ascoltare, ma anche guardare e ripetere (non solo le parole, ma anche i gesti). Ci sono 4 toni nella lingua e si deve fare attenzione, altrimenti si rischia di essere male interpretati. 3. Umiltà nell’apprendere la lingua (tono, intonazione della frase, accettare di essere corretti). Ci vogliono come minimo due anni per celebrare l’Eucarestia.

4. Umiltà attiva. Chi deve imparare, deve lasciarsi guidare da chi mi insegna la lingua. La lingua è relazione, conversazione, rapporto. Mi devo chiedere come vedo io le persone. Devo tenere presente che c’è un codice sociale in ogni cultura. Fare attenzione, osservare con lo sguardo di Cristo. Ciò che conta non è il sapere, ma la vita. Avere uno sguardo di fede con l’aiuto degli strumenti culturali. 5. Fiducia. Si è sempre stranieri (in Cina), in missione. Spesso gli evangelizzatori in Cina si trovano in una condizione di impotenza, confusi con altri messaggi. In Cina non c’è la preoccupazione dei numeri, delle strutture. 6. Azione. Il silenzio e l’ascolto è già azione: “tenere Cristo davanti agli occhi della nostra mente” (san Conforti). Farsi passare la smania del fare. Bisogna lasciarsi condurre dal Signore. La missione appartiene a Gesù, noi siamo servi e dobbiamo testimoniare il Vangelo che è un dono prezioso per l’umanità.

7. Zelo-operosità-tenacia. Si naviga a vista con umiltà nel saper cambiare. Il modello dell'incontro è Gesù (il suo modo di incontrare la gente). Il missionario non deve cercare nessun interesse. 8. Amicizia. Collaborare con tutti, anche i non cristiani, può aiutare a tessere delle amicizie. 9. Stile di famiglia. Aiutarsi vicendevolmente, come ci ha insegnato il nostro Fondatore.10. Pazienza e attesa. Autocontrollo. Se ti arrabbi, hai chiuso per sempre. Non bisogna aver paura dei tempi lunghi.

Tutto questo ci ha fatto riflettere. E nella condivisione a tavola, abbiamo continuato a scambiarci le idee e ad approfondire la nostra fraternità.



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