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Impatto con la povertà, Impressioni di due viaggiatori

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Prosegue l’intervista a Paolo e Francesca.

A N’djamena, la capitale del Ciad, abbiamo trovato poche strade asfaltate. La strada principale non è nemmeno paragonabile alla peggiore di un paesino italiano. L’elettricità c’è solo cinque ore al giorno. Non esistono cestini o cassonetti per i rifiuti. Lo sporco è ammucchiato e usato per riempire le buche delle strade. Ci sono campi sterminati di sporco in centro città. Sembrano discariche a cielo aperto, con cani e polli che pascolano sopra.

E le altre comunicazioni?

È arrivata la prima compagnia telefonica mentre eravamo là noi. Solo nella capitale c’è la linea telefonoca fissa. Adesso hanno inaugurato la telefonia mobile che però crea dei controsensi: le persone non mangiano, ma hanno il cellulare in mano. Manca il progresso graduale: si passa dalla miseria al satellitare.

Per raggiungere Bongor, una città di 75.000 abitanti dove vive padre Gianni Abeni, abbiamo percorso con la jeep l’unica strada asfaltata del Paese, lunga e dritta. Lungo la strada non ci sono villaggi. Ogni tanto abbiamo visto alcune case, messe in cerchio, dove abitano famiglie imparentate tra loro. La maggioranza è musulmana e poligama.

I villaggi come sono?

C’è la capanna principale, dove abita l’uomo, e varie capanne con le mogli e i figli. Al centro c’è il granaio e un recinto di paglia intrecciata oppure di fango e mattoni. Nei campi viene coltivato molto miglio. Il riso è stato introdotto solo da alcuni anni, grazie a un accordo con Taiwan. Così l’alimentazione inizia a essere un po’ diversificata. Coltivano anche pomodori, che raccolgono e mangiano secondo il bisogno; ma molti sono lasciati a marcire. Non pensano che potrebbero farci la conserva o qualcos’altro.

Come vive la famiglia?

Hanno un’idea di famiglia un po’ strana. La capanna è usata solo per dormire e cucinare. Mangiano all’aria aperta, nel cortile. Tutta la vita si svolge all’esterno, per strada o al bazar. I rapporti sociali avvengono fuori delle abitazioni. Anche la famiglia è strutturata in modo particolare: il padre è il capo e fa quello che vuole; la madre lavora, cucina e alleva i figli che giocano tutto il giorno. Il rispetto per la moglie praticamente non esiste. Uomini e donne vivono in gruppi distinti: non si vedono mai insieme. Raramente i papà passano tempo con i figli, anche perché ne hanno una cinquantina...! Si vedono le mogli entrare e uscire dalle capanne indaffarate e con i figli al collo, mentre i mariti stanno sotto un albero anche per dodici ore. Abbiamo saputo che di giorno i mariti non parlano mai alle donne. È la notte il momento del ...dialogo!



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