In casa Raffaini tre fratelli preti
Intervista a p. Leonardo, il “colombiano”
Dopo aver partecipato al corso autunnale di aggiornamento, p. Leonardo Raffaini si è trasferito nella comunità saveriana di Tavernerio. Gli facciamo tanti auguri: “Benvenuto tra noi! Contagiaci con la tua giovinezza”.
I Raffaini sono bergamaschi di Cologno al Serio. Di cinque fratelli, tre sono sacerdoti per la gioia di papà Alessandro e di mamma Giuseppa, già in paradiso: padre Leonardo, missionario in Colombia; don Tiziano, parroco di Casanova e Caversaccio; p. Fiorenzo, responsabile dello studio Videomission dei saveriani a Brescia.
Cresciuto fin da bambino alla scuola dei saveriani, Leonardo ha seguito il normale cammino di formazione. Ordinato sacerdote nel 1979, ha lavorato sei anni nella casa saveriana di Vicenza ed è partito per la Colombia nel 1987. Spera, come ogni missionario entusiasta della missione, di ritornarvi. Quando? Non lo sa. Dipenderà dalla salute e dai superiori… Intanto, ne abbiamo approfittato per chiedergli qualche informazione sulla sua esperienza missionaria in Colombia.
La vita ti obbliga un po’ a fermarti…
Fermarsi è un bene; è un regalo del quale dobbiamo saper approfittare. Così sto rivedendo, come in un film, i miei sedici anni di vita saveriana in Colombia.
Una nazione al margine
È vero, e chi ne parla lo fa sempre in termini di cocaina, di guerriglie e di violenza. Ma non è solo questo. L’informazione non aiuta a conoscere bene la Colombia. Noi saveriani abbiamo iniziato a lavorarci 30 anni fa, lungo la fascia costiera dell’oceano Pacifico, tra le comunità afro americane, tra i discendenti degli schiavi e la gente semplice. Siamo impegnati a Cali, una città di due milioni di abitanti, e a Buenaventura, una città portuale sul Pacifico. Cerchiamo di vivere con la gente e aiutarla nei bisogni fondamentali.
Quali per esempio?
Dall’inizio abbiamo riscontrato gravi carenze in tutti i settori della vita: economia, istruzione, salute, strutture sociali… Le nostre risposte sono “risposte missionarie”: cerchiamo di costruire comunità capaci di vivere la fede cristiana, nelle quali ognuno si sforza di vivere la parola di Dio con semplicità e coerenza.
Il vangelo va vissuto nella vita di ogni giorno; e i problemi di ogni giorno sono questi: cosa mangiare oggi? Come dare ai ragazzi la possibilità di studiare? Come aiutare i giovani a evitare la tentazione della droga? Come aiutare le donne a uscire da una situazione di sfruttamento? La visione di fede deve aiutarci a risolvere questi grossi problemi.
E la tua esperienza?
Ho passato tre anni con le comunità di origine africana a Buenaventura; poi, sei anni nella periferia di Cali e infine altri sette anni a Bogotà, condividendo con tutti gioie e speranze, illusioni e contraddizioni.
Ho conosciuto e vissuto la Colombia dei problemi sociali e della guerra civile, del narcotraffico e della guerriglia, della povertà e della corruzione, della violenza e del razzismo. La Colombia, però, è fatta anche di tanta gente buona, generosa e disponibile, con una fede semplice e profonda; gente piena di iniziative e con una voglia contagiosa di vivere.
Quale speranza per il futuro della chiesa?
Le vocazioni missionarie. Oggi un giovane saveriano originario della Colombia è missionario in Africa: un germoglio che crescerà e darà frutti.
Tornerai in Colombia?
Sento una forte nostalgia della Colombia, mia seconda patria. Ringrazio Dio per aver vissuto questa esperienza, e spero di poterla continuare presto.








