Pellegrino a Lourdes e a Fatima
Giancarlo Ballabio, elettrotecnico professionista, collauda le apparecchiature elettriche su impianti che producono energia elettrica. Ci racconta come ha scoperto una fede più missionaria.
Che bisogno c’è di andare fino a Lourdes, a pregare la Madonna? Per soddisfare la propria curiosità? Eppure, 25 anni fa, anch’io andai a Lourdes per curiosità. Dopo tutto, bisogna pur partire da qualcosa, mi dicevo.
Ad alimentare la mia curiosità contribuivano anche i racconti di mia madre sulla pastorella, la grotta, l’acqua benedetta, e poi… “sa ta savesat… quanta gent che la và!”. Ma ecco cosa ho sperimentato a Lourdes, quando ho scoperto che la curiosità nasce dal cuore.
La mia prima camminata
A Lourdes feci la mia prima camminata verso la grotta, in una processione di volontari e volontarie che sospingevano le carrozzelle dei malati. Mi sentivo come trasportato dal ritmo di una marcia. Cadeva una pioggerella delicata che scendeva sul viso. E dove la pioggia finiva, iniziava il mio pianto. Un’emozione intensa: da quanto tempo non piangevo! E quanti uomini con il rosario in mano!
Bisogna pur partire da qualcosa… e anch’io iniziai a recitare il rosario. Non provavo difficoltà: “Santa Maria, Madre di Dio…”. Giunti davanti alla grotta, anche le ginocchia si sono piegate, come se il corpo ubbidisse al ritmo della preghiera.
Sotto la pioggia, non mi ero accorto che l’ora si era fatta tarda e che il buio era sceso. Mi sentivo illuminato da una luce che emanava dalla statua dell’Immacolata.
Mi sembrava indicasse il prosieguo del cammino, e sentivo che qualcosa doveva guarire dentro di me.
“Volete farmi il favore…”
Anni dopo sono ripartito: questa volta in direzione di Fatima. Dopo l’esperienza di Lourdes, ho trovato difficoltà, soprattutto all’inizio. Fatima è diversa. Mi ha impressionato la spontaneità dei pellegrini, l’amore per la Vergine. Avvertivo un forte richiamo a considerare seriamente “la vita come chiamata a un destino soprannaturale”.
Se alzo lo sguardo, entro nell’orizzonte della fede e intuisco la gravità del peccato. “Pregate per i peccatori”, dice la Madonna a Fatima. La voce della Madre va dritta al cuore, dove nascono gli atteggiamenti e i modi istintivi di essere e di agire, che caratterizzano ciascuno di noi. La Mamma ci ammaestra sempre sulle cose più importanti della vita. E noi non ci stanchiamo di risponderle: “Le so già!”; ma le dimentichiamo facilmente.
La missione nella mia vita
È la fede riscoperta nei pellegrinaggi. Sono convinto che le persone viste nei santuari hanno trasmesso la loro “storia” ad altre persone le quali, a loro volta, l’hanno rapportata alla propria esperienza personale. Un tam-tam: non della curiosità, ma della fede, che ritma l’invito di Maria: “Volete farmi il favore di venire qui…”.
Ma non solo nei santuari; devo favorire il mio incontro con la Madre in ogni luogo, per incontrarla nella quotidianità delle mie azioni e delle mie parole.
“Volete farmi il favore…”. Forse più che un favore, Maria mi affida una missione: quella di lasciarmi amare dall’amore appassionato di Dio. Perché, fino a ora l’ho snobbato e perché quell’amore poco conosco… Solo così potrò dire a tutti di rispondere al suo favore.








