Il Signore ha le sue vie
Mons. Biguzzi e le vicende della Sierra Leone
Nei momenti cruciali della guerra in Sierra Leone, man mano che i ribelli avanzavano, i Saveriani dovevano abbandonare le missioni fino a ritirarsi in Guinea. Il vescovo, mons. Biguzzi, ha tentato per tre volte di rientrare prima a Lungi da Kambia, poi a Freetown da Conakry. Tutte e tre le volte è stato impedito e per fortuna. Altrimenti sarebbe stato preso e andato incontro a gravi pericoli.
Il Signore ha le sue vie. Per questo lo abbiamo potuto ascoltare il mese scorso, quando è stato in mezzo a noi e per la Veglia Missionaria in Cattedrale a Forlì.
Legame forte con la Romagna
Monsignor Giorgio Biguzzi, romagnolo di Cesena, avendo studiato nel Seminario di Bologna prima di entrare dai Saveriani, ha conservato legami forti di amicizia con i suoi compagni di classe, oggi impegnati nella pastorale ecclesiale. Il suo legame non è solo sentimentale e di affetto, ma si concretizza in tante iniziative di aiuti per le adozioni, per le scuole e per piccoli progetti.
Questo aiuto è diventato cospicuo anche con l'invio dei container pieni di vettovaglie, materiale scolastico, vestiario, strumenti agricoli, gruppi elettrogeni. Il Governo italiano ha coperto le spese di viaggio e donato parte del materiale. Dobbiamo ringraziare il Signore per tutti coloro che contribuiscono. La missione è sentita come parte loro.
I Saveriani e lo sviluppo del Paese
La diocesi di Makeni copre metà della Sierra Leone. Affidata ai Saveriani, questi vi hanno contribuito allo sviluppo storico ed ecclesiale del Paese. Sotto la guida di mons. Azzolini prima ed ora di mons. Buguzzi, essi hanno edificato comunità ferventi, famiglie cristiane, una Chiesa in crescita. Anche 15 sacerdoti locali.
La guerra ha sconquassato tutto il lavoro e le istituzioni e ha provocato enormi sofferenze nella popolazione: deportati, rifugiati, atrocità di ogni genere, mutilazioni fisiche, uccisioni di massa. Però i cristiani hanno resistito all'urto delle forze devastanti, anche senza i sacerdoti e le suore. Eccovi alcuni esempi fulgidi di menzione.
Le comunità non hanno smesso di pregare ogni domenica, ma anche durante la settimana. Si riunivano regolarmente nelle chiese e nelle cappelle. Era un motivo per non abbandonarle e per ritrovarsi, esortandosi a vicenda. I cristiani hanno cercato di salvaguardare i beni della Chiesa, nascosto i libri sacri, i messali, i paramenti, alcuni libri della biblioteca del seminario, la macchinetta per fare le ostie.
Purtroppo, nonostante questi sforzi, quasi tutto è stato distrutto dalla furia dei ribelli. Quando alcuni padri sono stati fatti prigionieri, li hanno aiutati e difesi, portando loro cibo, biancheria, notizie. Spesso, incluse alcune donne, sono stati picchiati per aver difeso i loro missionari. Quando la casa dei derelitti tenuta dalle suore di Madre Teresa, è stata abbandonata dalle suore, quattro delle quali poi uccise, gruppi di giovani, a turno si sono avvicendati per assistere i poveri degenti, nutrendoli in momenti di ristrettezze e di fame.
Quale futuro di speranza
Col Trattato di Pace la guerra è finita. Ma le armi non sono state consegnate. Dal 7 luglio le scaramucce e le scorribande sono state fermate. Però il disarmo non c'è stato. Ci sono barlumi di speranza. A Lunsar si è ricominciato a risistemare l'ospedale, le scuole professionali ed è stato distribuito cibo. Anche a Makeni comandano ancora i ribelli.
Tuttavia si sono potuti censire 97 mila abitanti per dare loro cibo e assistenza, dopo vari mesi di stenti e di isolamento. Padre Bongiovanni è rientrato a Makeni. Segno che la situazione va gradatamente assestandosi. Si spera senza incidenti si possa presto rientrare tutti e ricominciare la ripresa della vita ecclesiale e civile.








