Il pellegrinaggio: La nostra “piccola”... Colonia
Le giornate della gioventù congolese
Gli sguardi di tutti, in quei giorni, erano puntati verso la Germania. Anche noi dal Congo, nel cuore dell’Africa, abbiamo sbirciato verso la vecchia Europa dove, attorno ai due vecchi Papi, è esplosa ancora la giovinezza della chiesa. Proprio negli stessi giorni di Colonia, anche noi ad Uvira abbiamo celebrato, per la prima volta nella storia del Congo, la “giornata della gioventù”, voluta e testardamente organizzata da padre Carmelo Sanfelice, con il generoso aiuto dei lettori di “Missionari Saveriani”.
La prima volta!
Certo, non c’è paragone tra “le due ...Colonie”. Ma è stata un’impresa ciclopica, nel nostro contesto sociale e per i nostri mezzi. Radunare oltre 3.000 giovani, appartenenti a gruppi etnici fino a ieri travolti dalla follia di una guerriglia devastatrice, è stato un enorme miracolo. E che tutto sia andato a finire nel migliore dei modi, potete immaginare il sospiro di sollievo di noi tutti, alla fine!
È stato il primo grande evento di riconciliazione tra i giovani di questa regione. È infatti la prima volta che la gente, i giovani in particolare, possono ritrovarsi e incontrarsi pacificamente, dopo un decennio di guerra con stragi, devastazioni e fughe forzate. La cosa più grande, quindi, è il fatto stesso che l’incontro tra questi giovani abbia potuto realizzarsi e si sia svolto, grazie a Dio, senza tensioni e in un clima di fraternità.
A piedi nella foresta
Per farvi capire le difficoltà concrete, vi racconto il safari-pellegrinaggio dei 70 giovani di Kitutu. Sono partiti domenica 14 agosto e hanno fatto a piedi oltre 50 chilometri nella foresta, su piste ancora infide e rischiose. Il giorno dopo, ai 70 si sono uniti altri 150 giovani di Kamituga e hanno proseguito insieme, sempre a piedi, per altri 50 chilometri. Il terzo giorno, si sono uniti a loro i 105 giovani di Mwenga e insieme hanno fatto altri 80 chilometri. Dunque, 180 chilometri a piedi in 4 giorni! Gli africani amano molto viaggiare, e quasi sempre, l’unico mezzo di trasporto è ancora quello di Adamo!
A una quarantina di chilometri da Bukavu, i nostri 325 giovani sono stati ‘raccolti’ e ammassati su quattro camion-merci senza sedili, che li ha portati per 170 chilometri fino a Uvira. Qui sono arrivati la notte di venerdì 19 agosto. Sei giorni di pellegrinaggio: 350 chilometri, di cui una buona metà a piedi.
Sul lago Tanganika
Un altro esempio. Dal sud invece, i giovani hanno viaggiato in battello sul lago Tanganika (lungo 730 chilometri e largo 40). Al momento d’imbarcare i 250 giovani a Baraka, 90 chilometri a sud di Uvira, il battello si mise a far le bizze... Dopo averlo rimesso in carreggiata, sono arrivati a Mboko a notte fonda, per prendere altri 150 giovani, ma il lago cominciava ad arrabbiarsi. Cosa fare? Far sbarcare di nuovo i 400 giovani? Per metterli a dormire dove? Per di più, un gruppo di militari, invece di facilitare il pellegrinaggio, stava creando noie...
Alla fine, con trepidazione, i giovani sono ripartiti da Mboko nella notte. Sono arrivati sani e salvi al porto di Uvira all’una di notte. Per motivi di sicurezza, hanno dovuto restare sulla spianata del porto fino all’alba, cercando di chiudere un occhio e di proteggersi dal freddo della notte dietro qualche pezzo di muro!
I momenti forti dell’incontro
Sabato mattina, i cortei colorati dei giovani, stanchi ma gioiosi, sono convenuti attorno alla cattedrale, dove li attendevano i gruppi dei più lontani, arrivati con i camion e in battello. Poi, l’accoglienza e l’apertura dell’incontro, con la gioia e la sorpresa di essere in tanti; il canto dell’inno con lo sventolio di bandiere e di berretti; la preghiera e il benvenuto del vescovo mons. Tafunga.
Molto belli sono stati gli incontri assembleari di ascolto e riflessione sui temi preparati per i giovani. Si sono svolti davanti alla cattedrale, in una specie di grande anfiteatro con sedie e banchi rimediati dalle missioni e scuole della città. Un bel colpo d’occhio. I giovani indossavano magliette bianche con il logo di Colonia e la foto della cattedrale d’Uvira (fatte arrivare direttamente dalla Cina). I berretti colorati formavano chiazze vistose d’azzurro, giallo, rosso e verde. Anche questi... made in China, ma arrivati da Brescia, per interessamento di padre Nicola.
Il cibo e la semina
Bello anche il trovarsi insieme a... divorare montagnole di polenta e fagioli, leccando le ossa di una decina di mucche, vittime innocenti della festa giovanile! Non sorridete! Cinquanta cucine all’aperto, con le pentole poggiate sui sassi e accudite da un centinaio di mamme... Ma il culmine di tutto è stata una festosa Eucaristia: tre ore e mezza di canti e di gioia, di preghiera e di ascolto.
Cosa resterà di tutto questo, solo Dio lo sa. La semina è stata abbondante e tanti i momenti di grazia. Spetta a noi ora continuare a fecondare la semina... con la preghiera e con una pastorale giovanile rinnovata.








