Il nostro mondo capovolto, ...tra i Kayapó di Redenção
di: Elisa e Fabio Tibaldo.
Siamo una giovane coppia di Chiampo (VI). Vari anni fa, abbiamo iniziato il nostro cammino con i missionari saveriani di Vicenza partecipando al gruppo "Insieme per la missione" e poi al gruppo "Famiglie per la missione", con incontri e riflessioni su come vivere la nostra vita. Abbiamo passato il tempo insieme con alcune persone condividendo la voglia di camminare e di cercare "un qualcosa in più".
A novembre 2008, siamo partiti per un'esperienza missionaria di sei mesi nell'Amazzonia brasiliana. Siamo stati ospiti dei saveriani di Redenção seguendo p. Renato Trevisan, che da tanti anni lavora in Amazzonia con gli indio kayapó.
Le certezze lasciate qui
Partire è stato per noi importante ed emozionante. Abbiamo lasciato le sicurezze, facendo spazio a tante incertezze e a tante piccole scelte che spesso mettevano in dubbio la nostra gioia di intraprendere questo viaggio. Però, nemmeno le difficoltà burocratiche ci hanno fatto perdere la serenità che ci ha permesso di credere nella nostra scelta.
Dopo il volo aereo e un viaggio in autobus tra foresta e strade rosse, siamo arrivati a Redenção. Da lì tutto il nostro mondo si è capovolto: una lingua diversa, la fatica di capire e di farsi capire, persone da conoscere e mille cose nuove da scoprire: i sapori del cibo diversi (riso e fagioli come piatto quotidiano delle nostre giornate, oltre alla buonissima frutta), famiglie intere su una sola moto anche con bambini di pochi mesi, le feste piene di musica con la gente, l'entusiasmo per ogni piccola cosa, la capacità di credere nel domani pur non avendo niente.
La grande casa per gli indio
I ritmi di vita erano diversi da quelli vissuti fino a quel momento, stando in comunità con i missionari. Il nostro lavoro era accogliere gli indio che dalla foresta arrivano in città per varie necessità. I saveriani con alcune suore brasiliane si occupano della pastorale "indigenista", con l'intento di aiutare le popolazioni indigene di questa zona, spesso emarginate dalla società.
A Redenção i missionari hanno una casa di accoglienza dove gli indio possono stare quando sono costretti a rimanere in città per cure mediche o per qualsiasi altro motivo. Qui trovano un posto bello e ospitale. Le donne, grazie alle suore, possono cucire i vestiti per loro e per i bambini; i ragazzi vengono per un doposcuola che li aiuta a stare al passo con gli altri e ad affrontare il problema della lingua. Ci sono poi i bagni, le docce e molti alberi su cui i bambini si arrampicano, giocano e mangiano frutta.
E così anche noi abbiamo provato la curiosità per una cultura diversa, ma anche la gioia e l'emozione nel vedere che ci si sente fratelli e figli dello stesso mondo. Abbiamo vissuto le piccole conquiste, gli insuccessi, i giochi e i sorrisi dei bimbi. Abbiamo dedicato il nostro tempo a questa gente, percependone le difficoltà e le ricchezze davvero indescrivibili.
"Ora siamo più sereni"
Tornando in Italia, abbiamo trovato di nuovo il mondo capovolto. Dentro avevamo la voglia di riabbracciare tutte le persone lasciate e il desiderio di raccontare, ma anche la paura di non essere capaci di esprimere quello che abbiamo vissuto. In noi sentivamo il bisogno di silenzio e la certezza di non voler dimenticare le tante e bellissime sensazioni provate.
La speranza è di non dimenticare la presenza di una Provvidenza che davvero non manca mai e che sta a noi accogliere e vivere. Siamo convinti che la nostra fortezza deriva proprio dallo sperimentare la debolezza. Tornando a casa dopo questa breve esperienza, siamo diventati più "piccoli", siamo anche più sereni e forse facciamo un po' meno fatica nel vedere la meravigliosa vita che possiamo vivere, apprezzare e amare.








