Il linguaggio della solidarietà parlato concretamente
A ciò si aggiunge che crediamo che Cristo ha versato il suo sangue per tutti e per ciascuno, e quindi nessuno resta fuori dal suo amore universale. E se andiamo alla fonte ultima, che è la vita intima di Dio, ci incontriamo con una comunità di tre Persone, origine e modello perfetto di ogni vita in comune. La teologia continua ad arricchirsi grazie alla riflessione su questa grande verità (papa Francesco FT 85).
E di questi oscuri eroi, che non cercano l’uman plauso, voi ora ne vedete quattro innanzi a questo altare, pronti ad immolarsi per la dilatazione del Regno di Dio, per la salvezza di tanti che essi ancor non conoscono, ma che già amano, perché li considerano come fratelli, perché redenti da sangue di Cristo (san Guido Conforti - 16 novembre 1924, Cattedrale di Parma, in FCT 0 p. 103, DP 12°).
Il mio amico Carlos, farmacista, è molto preoccupato per i poveri del nostro quartiere che stanno aumentando a causa della pandemia. Entrano nella sua farmacia non solo per chiedere medicine, ma anche aiuti alimentari. Carlos si dice non credente ma, conoscendo il nostro impegno per i poveri, mi propone una collaborazione al di fuori delle nostre strutture pastorali ed ecclesiali.
Insieme prepariamo un invito alla solidarietà e lo divulghiamo. Con l’appoggio dell’associazione “Tamo Junto” (Stiamo uniti), rete ecumenica di solidarietà il cui scopo è creare un mondo di fratelli e sorelle, raccogliamo tutto ciò che può essere utile a chi ha bisogno: cibo, vestiti, medicine. Due volte al mese mi reco da Carlos per rifornire il suo deposito per i poveri. Il farmacista, da parte sua, ha messo a disposizione uno spazio dove vengono consegnati gli aiuti a cui lui aggiunge anche qualche farmaco e un consulto gratuito. La distribuzione è molto accurata e il materiale si consegna solo a donne, mogli, madri, nonne che vivono in povertà e che lui conosce.
Le donne sono una garanzia, perché più responsabili degli uomini nell’utilizzo dei doni. Tutte le bisognose possono aver accesso agli aiuti senza nessuna distinzione di appartenenza o religione. Questo ci aiuta a vivere insieme concretamente il linguaggio della solidarietà e dell’amore per i fratelli e ci dispone ad accogliere le sorprese di Dio.
L’iniziativa di solidarietà, diffusa anche sulle reti sociali, ci ha messo in contatto con altri gruppi e associazioni come, per esempio, “Le formiche dell’amore”. Le “formiche” aiutano nei pellegrinaggi al santuario di Aparecida del Norte, offrono piatti caldi due notti al mese ai ‘senza tetto’ proprio nel nostro territorio, organizzano varie iniziative di beneficienza. È proprio vero che “chi dona, riceve”. Che Dio ci insegni a vivere la nostra missione con la capacità di donare e di ricevere nella gratuità e nella solidarietà.
Mi fa piacere quando sento dire dai thailandesi che i saveriani sono persone semplici e che siamo loro amici. Noi mettiamo in pratica solo i consigli del nostro Fondatore: la formazione di un’unica famiglia cristiana che abbracci l’umanità.
Quando abbiamo preso in carico la nostra prima parrocchia, era dedicata a San Giuseppe lavoratore, Akha. Akha è il nome della tribù prevalente. Dopo numerose riunioni e discussioni con i parrocchiani, siamo riusciti a convincerli a levare il nome “Akha” per conservare solamente San Giuseppe lavoratore. Ero felice che i parrocchiani avessero capito che nella famiglia di Dio non ci sono esclusi. La comunità cristiana non può essere limitata a una tribù o a una razza e la maggioranza non dovrebbe opprimere la minoranza. Tutti si sentano accolti e amati nella famiglia di Dio! Oggi, continuiamo a fare in modo che la comunità cristiana di San Giuseppe lavoratore sia un luogo di amicizia tra gli Akha, gli Hmong, i Lahu, i Lao, i Karen, i Thai Lisu, i rifugiati birmani… Essere un luogo dove tutti possono venire per ricever e condividere amore!









