Skip to main content
Condividi su

Ricevo, ogni tanto, notizie da p. Gianni Magnaguagno dal Congo. Siamo stati assieme tre anni a Shabunda, nel cuore del Kivu. Shabunda era stata, ai tempi della colonia belga, una cittadina di villeggiatura. C’era persino un sanatorio, situato su una collina appena fuori dall’abitato. Il territorio della parrocchia è immenso, grande quasi come la Lombardia, anche se tutta l’attività si svolge lungo le “strade nazionali”, una volta percorribili in vettura. Ai tempi di cui vi parlo, anche un fuori strada più attrezzato aveva i suoi problemi.

Avendo qualche conoscenza in materia avevo attrezzato le nostre Land-Rover con una ricetrasmittente e il necessario per trasmettere in modo che la sera o a mezzogiorno i confratelli che erano fuori per i viaggi (safari), soprattutto durante l’Avvento o la Quaresima, potessero comunicare con la missione. A volte poteva servire per un certificato di battesimo o di matrimonio. Le radio permettevano un risparmio di giorni di bici al povero catechista di turno. Una Pasqua, ho raggiunto p. Virginio rimasto a secco di carburante. Gli portai la tanica a qualche decina di chilometri dal centro, in modo che il lunedì dell’Angelo potesse essere con noi alla missione. Il periodo di lavoro più intenso era quello della Quaresima che terminava con la Settimana Santa e la grande festa di Pasqua.

Vedendo ciò che avviene da noi da qualche anno, sorrido pensando a tutta quella gente che, nelle varie succursali, si preparava al battesimo e ai sacramenti, legati al battesimo degli adulti (Cresima, Eucarestia, matrimonio), confrontata con la frugalità delle nostre cifre al riguardo. E a qualche amico prete, con una battuta, chiedo quante persone abbia mai battezzato, cresimato o unito in matrimonio in una sola volta.

Di solito, è il parroco che celebra la liturgia del sabato santo, ma quella volta toccò a me. Il battesimo di tutti i catecumeni adulti della parrocchia, ad eccezione delle zone dov’è presente il missionario, si celebra la notte di Pasqua al centro della missione. Qualche tempo prima, tutti i catecumeni coinvolti convergono al centro e vengono alloggiati da amici o parenti per il Kasompe, che è l’ultimo tratto di preparazione. In questa occasione, si richiama il cuore della dottrina cristiana.
In quei giorni, nonostante fossimo nel mezzo della foresta congolese a giorni di distanza da qualsiasi città, era stata proclamata la “ville morte”, una specie di sciopero civile. Eravamo tutti un po’ preoccupati perché, seppur Shabunda fosse una cittadina tranquilla e lontana dal fermento dei grandi centri urbani, qualcosa sarebbe potuto accadere. Durante gli incontri, mandavo un catecumeno, militare della nostra guarnigione, a informarsi presso il suo comando come stava procedendo la situazione. Fortunatamente tutto rimase abbastanza tranquillo.

E veniamo alla sera di Pasqua. Tutti i catecumeni e le catecumene si erano preparati col vestito adeguato per un giorno atteso da quattro anni, tanto durava il catecumenato. All’equatore alle 18.30 è già buio, per cui la celebrazione inizia poco più tardi. Le uniche luci erano quelle della chiesa e della missione, accese grazie ad un vecchio diesel e ai pannelli solari che un Padre Bianco (p. Cardon, ingegniere) aveva iniziato a mettere nelle missioni una decina di anni prima. Quando scende il buio, la gente è percorsa da un fremito quasi ancestrale. Il buio avvolge il mondo nel mistero. Spiriti buoni e cattivi, di antenati o di avversari, si aggirano nella foresta e lungo le rive dei fiumi. Il grido del sacerdote nel buio completo della chiesa: “Mwanga wa Kristu”, l'antico Lumen Christi, risuonava davvero come un grido di liberazione dalle tenebre del male e di gioia per la resurrezione del Signore. E, man mano che il cero pasquale avanzava, si accendevano le candele dei catecumeni e della gente. La chiesa risplendeva di una luce inusuale. Alla fine si tiravano su gli interruttori e il vecchio diesel aumentava i suoi giri motore per star dietro alla richiesta delle luci al neon.

Letture, canti e danze accompagnavano per ore questa antica e attuale liturgia. Poi, arrivava il momento del battesimo. Davanti a me, ad occupare tutta la lunghezza della chiesa, 120 catecumeni e catecumene, quest’ultime in veste bianca. Tutti avanzavo gioiosi verso l’acqua lustrale del battesimo. Neema, ninakubatiza kwa jina la Baba, na la Mwana na la Rho Mtakatifu, Amen (Grazia, io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Amen). E, mentre uno dopo l’altro i catecumeni si avvicinavano per ricevere i sacramenti, la folla che gremiva la grande chiesa cantava al ritmo dei tamburi, delle maracas e di altri strumenti locali. E dopo il battesimo la Cresima e dopo la Cresima il Matrimonio per 70 di loro.

Le mie povere parole di commento alla Parola di Dio di quella liturgia così solenne si perdevano nella notte africana. Una notte illuminata dalle nuove luci di questi 120 nuovi cristiani. Con la loro vita, avrebbero illuminato il loro mondo fatto ancora, là come altrove, di tenebre da scacciare.



Scarica questa edizione in formato PDF

Dimensione 2298.41 KB

Gentile lettore,
Continueremo a fare tutto per portarvi sempre notizie d'attualità, testimonianze e riflessioni dalle nostre missioni.
Grazie per sostenere il nostro Giornale.


Altri articoli

Edizione di Agosto/settembre 2015
Un amico mi ha chiesto di scrivere della mia esperienza come mamma-educatrice. Seguo, insieme ad altri educatori di Sardara, un gruppo di ragazzi in…
Edizione di Luglio/agosto 2006
La festa dei giovani della diocesi Domenica 7 maggio più di 2.200 giovani della diocesi di Venezia si sono trovati nel palazzo del Turismo di Jesolo…
Edizione di Gennaio 2014
Vi parlo degli incontri di un gruppo di giovani - tra i 24 e 40 anni -, che desiderano passare una ventina di giorni nelle missioni saveriane il…
Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito