Una pietra miliare
Speriamo che l’incontro, appena avvenuto negli Emirati Arabi, tra papa Francesco e il grande Imam Ahamad Al-Tayyb non sia una pietra fredda, visto che nessuno ne parla! Teresa Benedini, via Facebook
Cara Teresa,
l’evento a cui ti riferisci, culminato nel “Documento sulla Fratellanza Umana” (vedi p. 6), è stato un passo storico, che dà nuova spinta alla cultura del dialogo, della collaborazione comune, nella conoscenza reciproca. Francesco ha seguito l’esempio del poverello di Assisi che, ottocento anni fa, in Egitto, volle incontrare il sultano Al Malik. Oggi, i frutti sono gli stessi di allora: rispetto, amicizia, fratellanza umana. Come il frate di Assisi nel bel mezzo delle crociate, “il papa si è presentato disarmato e ha offerto lo stesso stile di povertà evangelica (di fronte alla sontuosità e ricchezza di quel Paese) al suo principale interlocutore, il grande imam di Al-Azahar” (Filippo Rizzi, Avvenire 6-2-2019).
Per la prima volta in assoluto, un papa ha visitato la penisola araba, il santuario dell’Islam, per secoli accessibile ai soli musulmani. Ha anche celebrato l’Eucarestia nello stadio più grande di quella terra, considerata la culla sacra a Maometto. Tutto questo è accaduto mentre il mondo perde la bussola ed è attraversato dalla paura, spesso alimentata e usata ad arte dai potenti. In Occidente, il populismo genera muri, porti chiusi, xenofobia, leggi repressive e disumane a danno dei più deboli. L’altro diventa un avversario, una minaccia, un nemico. I poveri fanno paura e ci si disinteressa delle loro vite. Contro questa deriva, proprio dai Paesi Arabi giunge, per tutti, un segnale di speranza: possiamo costruire tolleranza e convivenza pacifica tra popoli, culture, religioni, armonizzando e apprezzando le differenze.
L’incontro è stato come un giro di boa, un “prendere per mano l’altro, riconoscendone il valore, pur nella diversità, per affrontare un cammino verso la pace e la giustizia che solo se fatto insieme può portare lontano” (Asmae Dachan, Avvenire 7-2-2019).
C’è sempre la tentazione, dice Francesco, di “chiuderci in noi stessi, nel circolo delle persone amate, nella nostra routine rassicurante… Questo ripiegamento su sé stessi, segno di sconfitta, accresce il nostro timore verso gli altri, gli sconosciuti, gli emarginati, i forestieri”. Certo, il timore è legittimo. “Non è facile entrare nella cultura altrui, mettersi nei panni di persone così diverse da noi, comprenderne i pensieri e le esperienze. E così, spesso, rinunciamo all’incontro con l’altro (questo non è umano!) e alziamo barriere per difenderci. E se invece superassimo la paura? È Cristo che si nasconde dietro tale incontro. “Anche se i nostri occhi fanno fatica a riconoscerlo: con i vestiti rotti, con i piedi sporchi, con il volto deformato, il corpo piagato, incapace di parlare la nostra lingua”.
Gesti come quello del papa e del Grande Imam sono una pietra miliare di un cammino irreversibile. Non si torna indietro. Costruiamo un futuro di pace. Avviciniamoci all’altro, apriamoci alla sua ricchezza e al suo mondo. Solo così realizziamo noi stessi e generiamo vita. Cristo viene a noi e, nell’altro, tende la sua mano per salvarci!







