È vero che… si vive per niente?
Passeggiata in qualsiasi centro cittadino. Se è consentito rallentare il passo e lasciare lontana la fretta almeno per un po’, si possono vedere e gustare angoli incantevoli, quasi inediti. Certo, tra tante bellezze spesso ci s’imbatte in muri deturpati o, forse, è meglio dire disegnati con più o meno arte e gusto. Ma più dei disegni, mi hanno sorpreso, un giorno, le frasi, gli slogan che ho potuto leggere in una tranquilla mattina di sole. Una era proprio sul muro di una scuola; all’interno insegnanti e alunni proseguivano il loro lavoro, fuori io mi chiedevo il senso di quelle parole e anche se i professori sono mai partiti da una frase su un muro per tenere una lezione fuori… programma.
In quel caso, la frase era breve, secca, quasi una citazione, con un’iniziale come firma: “Si vive per niente. M.”. Probabilmente era un messaggio di qualcuno per qualcun altro o forse no. Ma mi ha fatto pensare il significato. Immaginando che l’abbia “postata” sul muro una mano giovane, mi trovavo d’accordo su quel concetto. È vero che alle nostre latitudini, spesso, si vive per niente. Senza una meta, un progetto, si vive e basta. Nel suo celebre romanzo, La Casa in Collina, Cesare Pavese afferma che “la vita ha valore solamente se si vive per qualcosa o per qualcuno”. Credo che sia un’affermazione condivisibile; tutti possiamo ritrovarci. Ma è ancora così? O forse si vive solo per avere qualcosa, magari sempre di più, e per essere qualcuno? Provocazione: esiste ancora una vita per qualcuno? Quel qualcuno (anche con l’iniziale maiuscola) è ancora al centro del nostro mondo o diventa sempre più difficile condividere vita e tempo con gli altri? E quel qualcuno è ancora attraente per la nostra vita rispetto all’io? “Si vive per niente” rischia di diventare un manifesto di crudo realismo contemporaneo. E fuori da una scuola queste quattro parole aumentano il peso della responsabilità. Stiamo perdendo un patrimonio valoriale importante, non siamo più in grado di trasmetterlo o, più semplicemente, stiamo trasformando in valori molto altro, tanto da far dire, e scrivere, “si vive per niente”?
Dalla “scuola della strada” ho imparato anche a non sottovalutare uno slogan, una frase. Perché dietro a un messaggio c’è sempre un senso, un appello o semplicemente uno sfogo. Nell’epoca in cui tutto è social, tutto è visibile, c’è ancora chi sceglie un muro per esprimere un bisogno, un invito… Qualcuno lo raccoglierà prima di ripulire quel muro?







