Il Figlio di Dio si riveste dei colori dell’umanità
Nasce un Bambino, ed è festa: la festa gioiosa della vita. Nelle nostre missioni è così. È così nel mondo intero, anche se l'Occidente sembra ormai perdere la gioia della vita che nasce. Purtroppo. Una ragione in più per raccontare il "Natale missionario".
Abbiamo raccolto solo alcune testimonianze tra mille. Dall'Asia, dall'Africa, dall'America latina, e anche dalla nostra Italia. Un piccolo mosaico di come il Figlio di Dio - divenuto Bambino nella grotta di Betlemme - voglia rivestirsi dei colori di tutte le culture dell'umanità di oggi.
A iniziare dal racconto di Bepkàti (a pagina 3), il saggio kayapó che ci lancia l'invito: "Guardate, guardate il cielo pieno di stelle; è di là che siamo venuti!". E la meraviglia dei thailandesi che vivono nei quartieri poveri di Bangkok; i bambini bengalesi che lavorano scherzando; la famiglia camerunese che chiede la benedizione; i pescatori sul lago Tanganika privati della felicità per il massacro degli innocenti; i giovani di Bujumbura che vogliono vivere la pace; l'ospite salernitano che bussa alla porta per un piatto di fusilli; le donne del mondo che irrompono nel presepio...
"Natale è quando Dio invia suo Figlio a iniziare la festa. E noi la continuiamo nel mondo", afferma semplicemente padre Claudio. Avviene ogni volta che ci guardiamo negli occhi per trasmettere, da cuore a cuore, "la gioia del vangelo".







