Per vivere l'ultima giovinezza
Caro direttore, mi permetto di importunarti perché ho bisogno di qualcuno che mi ascolti. Sto riprendendo quota fisicamente e nella vita dello spirito. Ho deciso di non arrendermi, per ritemprare le forze e camminare più spedita.
Ora scrivo tre quesiti sui quali vorrei un tuo parere. Puoi aiutarmi? 1) Come posso vivere "l'ultima giovinezza" senza sentire il peso degli anni? 2) Come dimenticare qualche "scheletro" nell'armadio e, nella solitudine che mi fa compagnia, sentire il respiro di Dio che mi alita vicino? 3) È proprio necessario partecipare ai pellegrinaggi? Il santo non ci ascolta anche nella quiete delle nostre case?
Gradirei una risposta. Scusami e abbi pazienza. Saluti affettuosi da,
Bruna, Carassai.
Cara signora Bruna,
ho tardato a rispondere perché ho dovuto... pensarci! Non è facile rispondere a tre domande impegnative nel limite di poche righe. Intanto, rallegramenti per la tua tenacia a non arrenderti, a riprendere quota, a camminare più spedita. Vedo che "lo spirito è forte", e questo vuol dire proprio tanto, specialmente alla tua veneranda età! È garanzia per riuscire a farcela. Ma veniamo ai tuoi quesiti.
L'ultima giovinezza. Bello questo eufemismo per definire l'ultimo tratto della vita! Il peso degli anni si sente - c'è poco da farci. Basta adeguarsi e non pretendere di fare sforzi giovanileschi e sconvenienti, che aumentano il peso e la stanchezza. Penso che anche l'anzianità abbia grandi qualità e bellezze uniche: la saggezza e l'esperienza, la serenità e la calma, la fede e il valore della vita che non finisce...
Sono bellezze da vivere con gusto e da offrire garbatamente agli altri.
Gli scheletri, la solitudine e il respiro di Dio. Non credo valga la pena nascondere i nostri "scheletri", anche perché Dio ci conosce fuori e dentro, "ci vede nel segreto" dell'armadio. Meglio spalancare le ante e affidarci al suo infinito amore. Anche perché, alla fine, si evitano almeno i cattivi odori! Ed è proprio nella beata solitudine che sentiamo meglio la compagnia di Dio. Se lo guardi, se ti metti in ascolto... sentirai più facilmente il suo "alito" di vita che dà il coraggio di ripetere in ogni istante e in ogni situazione: "Ecco, io vengo!".
I pellegrinaggi. Non sono necessari, perché "Dio è con noi" e i santi ascoltano ogni nostra preghiera. Ma è cristianamente bello coltivare in noi l'animo del pellegrino, che cammina guardando avanti e medita, gode delle piccole cose e non si arrende, accetta gli imprevisti della strada e vive alla giornata, saluta e ringrazia tutte le persone che passano accanto, si fida della Provvidenza divina e dell'ospitalità umana.
Tenendo le finestre aperte e abbassando il livello dei rumori di casa, possiamo essere pellegrini sempre e con tutti.
Ed è proprio questo che auguro a te e a tutti i lettori, in quest'inizio d'estate.
p. Marcello, sx.








