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Carissimi, qui a Jakarta, capitale dell’Indonesia, la vita è monotona e impersonale. Sinceramente, il mio cuore è ancora là, alle pendici del Merapi, tra la gente che affronta l'arroganza del vulcano e l'incertezza del futuro. Gli abitanti del luogo dicono che se il vulcano si sfoga ogni tanto non farà eruzioni pericolose, ma se tace per lungo tempo vuol dire che prepara qualcosa di grosso. Finora si è dimostrata un’espressione popolare vera!

Gente brava, ma le tubature…

Seguo continuamente le attività che si svolgono al centro giovanile “Conforti”, alle pendici del Merapi, diretto dalle suore locali. Ultimamente, hanno aperto un corso di cucina per le giovani. È importante perché così possono aprire piccoli ristoranti che attirano l'attenzione dei turisti. La zona del Merapi è ancora considerata un'attrazione turistica.

E questo è un fattore importante per la popolazione, è una fonte di sostentamento non indifferente. Pensate che hanno inventato la specialità “riso fritto vulcanico”!

La gente ha anche ricostruito dei bungalow che possono essere presi in affitto per il pernottamento e godersi le notti fresche del Merapi. Tutto questo è positivo, perché indice di ingegnosità e buona volontà. La gente, insomma, si dà da fare.

Ultimamente, per alcuni villaggi l'acqua è diventato un problema. Dopo l’eruzione più recente, c’era la speranza che il governo intervenisse nel rimettere a posto i punti deboli... Purtroppo l'aiuto non è arrivato. Speriamo che le nostre tubature reggano ancora un po’. La pressione e il peso dell'acqua le ha abbassate, il pericolo è che nella stagione delle piogge vengano travolte dalle piene.

Ora, stiamo pensando a come fare per rialzarle. Certamente la Provvidenza penserà ad aiutarci...

Sacrifici ripagati. Grazie!

Cosa raccontarvi dei nostri seminaristi? Durante questi mesi, alcuni si sono ritirati... È normale, anche se per me sono sempre frecciate che pungono, dopo i sacrifici fatti per andare a pescarli in tutta l'Indonesia. La vocazione è sempre un mistero.

È il Signore che lavora; al chiamato non resta che ascoltarlo con generosità e apertura. Preghiamo perché siano perseveranti.

Comunque, a settembre abbiamo avuto una bella consolazione. A Padang sono stati ordinati tre saveriani: due dell’isola di Flores e uno di Giava. Ho partecipato anch'io al rito e vi assicuro che ho provato una grande gioia nel vedere coronate le fatiche di anni. È impossibile non ringraziare il Signore per questo.

Vi ho raccontato le cose più importanti e ora non mi resta che dirvi “grazie” per il vostro incoraggiamento, attraverso la preghiera e l'aiuto materiale frutto dei vostri sacrifici, in un momento economicamente così difficile anche per voi. Grazie di cuore!



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