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A metà dicembre è arrivata la prima pioggia. Desiderata, sperata, invocata, danzata, pregata. A volte temuta e maledetta. La prima pioggia ha iniettato vita alla terra ormai moribonda della savana, convertitasi nel verde, da un giorno all’altro e senza resistenza. La seconda pioggia ha fatto germinare la semente di mais e di miglio, lanciata qualche settimana prima, dopo la fatica di giorni a zappare sotto un sole impietoso.

Pioggia e Dio: una parola

In lingua chisena - una delle varie lingue del Mozambico - pioggia si dice mulungu. Ma Mulungu è anche Dio. Non che la pioggia sia dio. No. Solo che pioggia e Dio si dicono con la stessa parola: mulungu e Mulungu. Come si desidera, spera, invoca, danza e prega la pioggia, allo stesso modo si desidera, spera, invoca, danza e prega Dio. Qui, sulle rive dello Zambesi, Dio si è stancato di stare nei cieli. Qui, Dio piove.

Giorni di pioggia battente a cui seguono giorni di sole verticale; giorni di cielo plumbeo si alternano a giorni di cielo terso. L’uno accanto all’altro. La gente è felice, perché la fatica sarebbe vana senza mulungu.

Si augura l’acqua abbondante dello scorso anno e si scongiura la siccità dei cinque anni precedenti, quando decine di famiglie hanno abbandonato il distretto a causa della fame.

Sono io l’analfabeta

Ho grande rispetto per questa gente che saluta prima con il sorriso ampio della bocca e degli occhi, - l’uomo levando il cappello, la donna piegando lievemente le ginocchia - stringendo poi la mano ruvida e callosa, indurita dalla fatica del lavoro di ogni giorno.

Gente che forse non sa leggere libri, ma che sa leggere il mondo. Sa leggere i segni della terra, del fiume, degli alberi, degli animali. Sa leggere il cielo, il vento, la luna e le nuvole quando preannunciano la pioggia. In questo universo di grandi saperi, sono io l’analfabeta.

Il timore dei… coccodrilli

Il corso principale del fiume Zambesi dista circa due chilometri. Ma a lambire il villaggio di Chemba, dove vivo con gli altri confratelli, c’è una lanca collegata al fiume da un passaggio che nei tempi di secca si attraversa a piedi. In questo angolo incantevole di mondo, dove la corrente è lieve e il fondale è basso, si va a prendere l’acqua e a pescare. Lì sono attraccate le canoe che accompagnano alle isole, formate dai meandri del fiume. Sulle isole in molti vanno a coltivare i loro campi, essendo lì la terra più fertile e produttiva.

La canoa non è in vetroresina come quella lasciata sul Po, ma è un tronco di albero scavato. Il remo è corto e ha una sola pala. Chi conduce siede a poppa. Su una canoa la prima volta ci vado con Estácio, vent’anni, che ogni tanto aiuta lo zio pescatore. Il timore è per i coccodrilli che, comunque, non attaccano le canoe.

Ma Estácio ha una ragione in più per tranquillizzarmi: “Se una persona non ha problemi con altre persone, non ha di che preoccuparsi”. E aggiunge: “I coccodrilli e i cobra, sono mandati, hanno un padrone”.

Per non avere problemi

In caso di un problema qualsiasi - malattia, furto, controversia o lite - per risolvere la difficoltà e per dirimere la questione ci si rivolge generalmente allo n’ganga, lo stregone. Avrebbe il potere di curare la malattia, di identificare la persona colpevole del furto o che ha torto nel litigio. Si ricorre a lui prima ancora che all’infermiere o al capo villaggio, alla polizia o al prete.

Può succedere che, pagando una lauta somma di denaro - o il corrispettivo in capre - lo stregone eserciti il suo potere di vendetta sulla persona che si presume colpevole. Il castigo è portato a termine da uno spirito malvagio. Così, chi compie un delitto può giustificarsi che uno spirito è entrato in lui, non era cosciente e quindi non può essere responsabile. Oppure il castigo avviene attraverso uno spirito che entra in un cobra o in un coccodrillo per colpire il colpevole.

In questo modo, il male è esorcizzato e la colpa per la vendetta compiuta è de-responsabilizzata.

Ma lasciamo ad altri queste considerazioni. A noi basta quanto conclude il buon Estácio: “Se una persona non ha problemi con altre persone, cobra e coccodrilli non fanno nulla”.



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