Il Conforti: “vi voglio così”
Il “nordest” saveriano in ritiro spirituale
Il 23 e 24 maggio, le comunità saveriane del nordest (Vicenza, Zelarino, Udine, S. Pietro in Vincoli) si sono riunite per un ritiro spirituale. Hanno riflettuto sulla spiritualità del missionario secondo l’esempio e l’insegnamento del beato Conforti, di cui padre Luca è conoscitore e discepolo.
Per il beato Conforti, il fondamento di tutta la vita apostolica dev’essere la fede. “Il giusto vive di fede”, dice la sacra Scrittura. Tanto più la fede deve costituire la vita del sacerdote e dell’apostolo. Dev’essere una fede viva, deve cioè ispirare i pensieri, le intenzioni, i sentimenti, le parole, le opere del missionario, in modo che gli faccia continuamente vedere, cercare e amare Dio in tutto.
Lo sguardo verso Cristo
Perché questa fede diventi veramente la forza della nostra vita, è necessario che lo sguardo del nostro spirito si fissi su una persona concreta: il Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo. Il Conforti propone ai suoi figli di guardare continuamente Gesù, immagine di Dio invisibile.
Vivere di fede significa tener fisso il nostro sguardo in Cristo, sentirlo vicino in ogni momento della nostra vita: nella preghiera e nell’azione, nel momento della gioia e in quello del dolore, dello sconforto, della tentazione. Dobbiamo sentirlo vicino soprattutto quando accostiamo le persone nell’apostolato. Dobbiamo sempre ispirarci alla sua vita e ai suoi esempi, in modo che il nostro comportamento esteriore sia quasi il riflesso di Cristo che vive in noi.
Quanti osservano il missionario, dovrebbero riconoscere in lui l’uomo di Dio: un uomo che pensa, giudica, ama, soffre e lavora con Gesù, in Gesù e per Gesù. Questo è l’ideale che il Conforti propone ai suoi figli.
Per amare Dio e i fratelli
Anche l’amore di Dio si manifesta nel modo più sublime in Cristo Gesù. Specialmente nell’Eucaristia, egli diviene il centro di ogni pensiero ed affetto. L’amore di Dio spinge alle opere più generose, fino a far sorgere nel cuore il desiderio di testimoniare quest’amore con il dono della vita, il martirio.
Insieme con l’amore di Dio, i figli del Conforti devono alimentare nei loro cuori un giusto amore di sé e un’intensa carità verso i fratelli. Questa carità intensa - raccomanda il Conforti - devono esercitarla innanzitutto tra loro stessi, perché “formano la stessa famiglia religiosa e hanno in comune la vita, gli ideali, le fatiche, i meriti, la direzione, tutto, in attesa di aver comune, in un giorno più o meno lontano, anche la gloria celeste”.
La copia fedele di Gesù
Secondo il beato Conforti, il missionario è uno che ha contemplato Gesù Cristo nei due momenti fondamentali della sua missione: quando Egli offre la sua vita sulla croce per la salvezza degli uomini e quando manda gli apostoli a continuare la sua missione nel mondo. Il missionario ha deciso di ricambiare l’amore infinito di Cristo mettendo a disposizione la propria vita per attuare il suo disegno di amore. Per amore, il missionario lascia la famiglia e la patria e affronta disagi e sofferenze, unendosi così a Cristo che ha salvato l’umanità, offrendo in sacrificio la propria vita. Compito del missionario è spesso quello di seminare nelle lacrime, lasciando alla Provvidenza divina di fissare i tempi in cui la Parola germoglierà e porterà frutto.
Il missionario vivrà di fede e, tenendo presente la figura di Gesù di cui deve essere copia fedele, cercherà di essere come lui mite e umile di cuore. Predicherà con l’esempio prima che con le parole, ricordando quanto scriveva Paolo VI:
“l’uomo contemporaneo ascolta più i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri, lo fa perché sono testimoni”.








