Il centro Casa Italia-Cina, a Ravenna
La missione ad gentes è vicina. Come in tante altre città d’Italia, a Ravenna è cresciuta una comunità cinese già di seconda e qualcuno di terza generazione. Ci sono famiglie, ci sono studenti universitari di passaggio, ci sono imprese. Ci sono bambini dell’asilo con genitori nati in Italia o immigrati da piccoli. Ci sono famiglie di operai, piccoli e grandi commercianti.
Non è una comunità grande, perché a Ravenna non esiste un quartiere specifico (come una China Town) e le famiglie sono sparse omogeneamente nel territorio cittadino. La percezione della loro presenza non è forte. Chi ne ha la percezione sono gli insegnanti delle scuole i quali non solo li vedono nelle classi, ma si rendono conto meglio degli altri del bisogno di intervento che questa comunità discreta e simpatica porta con sé.
Già diverse volte in queste settimane di attività, scuole ed enti locali hanno chiesto all’arcidiocesi di aprire il servizio anche ai minori cinesi stranieri. Così si è aperta la sede della Casa Italia Cina nei locali del seminario arcivescovile di Ravenna. I nostri amici cinesi non scappano né da guerre, né da calamità, né da situazioni di fame o estrema povertà. Vanno e vengono con abbastanza disinvoltura dalla loro patria. Le condizioni sociologiche sono singolari, con ricadute psico-sociali specifiche sui singoli e specialmente sui minori.
La maggioranza dei minori cinesi arrivati in Italia negli anni delle elementari, o addirittura nati in Italia, non conosce il cinese e non sa leggere né scrivere gli ideogrammi della lingua madre. Questo provoca una situazione identitaria problematica. Stranieri per gli italiani, stranieri per i connazionali. Nella sede di Casa Italia Cina i minori imparano la lingua cinese! È un processo di recupero della propria identità. È la novità di Ravenna. I ravennati sono generosi, inclini all’impegno sociale, alla sussidiarietà. In poco tempo il centro ha trovato la simpatia e spesso l’aiuto concreto di molti amici: giovani, adulti, volontari, sostenitori. Chi regala un’ora, chi tre pomeriggi; chi promuove il progetto presso altri, chi introduce il progetto presso le istituzioni. La missione è testimonianza d’amore.
(tratto dalla rivista BRICIOLE n° 3-2021, Associazione La Piccola Famiglia Onlus)







