Non potevano non testimoniare
In vista del 24 marzo, Giornata dei missionari martiri nel ricordo del vescovo sant’Oscar Romero, riportiamo alcuni dati e una breve riflessione a cura dell’Agenzia di notizie Fides.
Nel 2021 sono stati uccisi nel mondo 21 missionari (12 presbiteri, 1 religioso, 2 religiose, 6 laici). Il numero più elevato si registra in Africa, cui segue l’America, quindi l’Asia e l’Europa (qui è stato ucciso 1 presbitero). Negli ultimi anni sono l’Africa e l’America ad alternarsi al primo posto di questa tragica classifica. Dal 2000 al 2020, sono stati uccisi nel mondo 536 missionari. L’elenco, ormai da tempo, riguarda tutti i cristiani cattolici impegnati in qualche modo nell’attività pastorale, morti in modo violento, non espressamente “in odio alla fede”. Dalle notizie ricevute, i missionari uccisi non erano in evidenza per opere o impegni eclatanti, ma stavano “semplicemente” dando testimonianza della loro fede in contesti di violenza, disuguaglianza sociale, sfruttamento, degrado morale e ambientale, senza alcun rispetto della vita umana, di ogni diritto e di ogni autorità. Ancora una volta, questi presbiteri, religiosi, religiose e laici, erano consapevoli di tutto ciò, spesso erano nati in quella stessa terra dove sono morti, non erano quindi sprovveduti o ingenui. Ma “quando tutto consigliava di tacere, di mettersi al riparo, di non professare la fede, non potevano, non potevano non testimoniare” (papa Francesco, Budapest, 14 settembre 2021).
Dall’Africa all’America, dall’Asia all’Europa, hanno condiviso con i fratelli e le sorelle la vita quotidiana, portando nei piccoli gesti di ogni giorno la testimonianza cristiana come inizio di speranza. Si tratta di parroci uccisi nelle loro comunità, in Africa e in America, torturati, sequestrati da criminali alla ricerca di tesori inesistenti o attirati dal miraggio di facili riscatti o ancora per mettere a tacere voci scomode; presbiteri impegnati nelle opere sociali, come ad Haiti, uccisi per rapina o anche da chi stavano aiutando, come in Francia, o in Venezuela; religiose braccate e uccise a sangue freddo dai banditi in Sud Sudan. E ancora tanti laici, il cui numero cresce: catechisti uccisi dagli scontri armati insieme alle comunità che animavano nel Sud Sudan; giovani colpiti dai cecchini mentre portavano aiuti agli sfollati che fuggivano dagli scontri tra esercito e guerriglieri in Myanmar; una missionaria laica brutalmente assassinata per rubare un cellulare in Perù; un giovane saltato su una mina nella Repubblica Centrafricana mentre viaggiava sull’auto della missione; un catechista indigeno, attivista per il rispetto dei diritti umani, ucciso in Messico. Tutti loro… “non potevano, non potevano non testimoniare”!







