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Da Terralba al Brasile: p. Remigio ci scrive

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Padre Remigio Serra (di Terralba), prima di ripartire per la missione del Brasile, ha voluto lasciarci questa testimonianza, come preziosa esperienza vissuta per 34 anni in quella missione.

Dei 34 anni trascorsi in Brasile, 14 li ho vissuti in seminario, gli altri un poco ovunque, nelle diverse parrocchie. Arrivato nel 1964, dopo un breve tirocinio nello studio della lingua, sono stato destinato nella parrocchia di Santa Marianna, poi a Lodrina e per la Pasqua del 1966 a Loranjeiras do Sol, dove rimasi per sette anni. Laranjeiras era una delle nostre stazioni di lavoro più difficili, sia per la situazione geografica, sia per la popolazione e per le comunicazioni.

Eravamo come sperduti, lontani dai confratelli saveriani (600 km di distanza). Le strade erano in condizioni pessime e quasi intransitabili. Non esisteva il telefono, la luce elettrica era precaria, la posta funzionava a sbalzi. Tante lettere sono andate perse. Le strade della parrocchia erano malmesse e il Comune non aveva macchine per metterle in ordine, alcune poi erano semplici mulattiere: in tempo di secca le buche e i fossi non si contavano.

Nel periodo delle piogge poi la jeep s'impantanava. Ritornavamo a casa sempre sporchi da sembrare dei "pellirossa" e ci volevano due giorni per riavere la nostra fisionomia naturale. La popolazione era formata da "fuoriusciti" provenienti dagli Stati di Rio Grande, Santa Caterina. Molti di questi erano dei "ricercati" dalla polizia, qui invece godevano della libertà a tutti i livelli.

Molti erano armati, e prima di entrare in chiesa venivano invitati a depositare le armi sotto il pavimento della cappella. Quasi tutte le chiese erano costruite in legno di pino e su palafitte. Quelli che morivano di morte naturale erano una minoranza, perché quando bevevano più del solito, una semplice parola sgarbata faceva riaffiorare i dissapori del passato e allora le pallottole cantavano facendo due o tre vittime alla settimana. E questo, purtroppo avveniva anche durante le feste.

La parrocchia, come il comune, aveva un'estensione di circa 3.000 kmq. Gli abitanti erano 60.000. I luoghi di preghiera erano 64. Le celebrazioni liturgiche venivano celebrate oltre che in cappelle, anche nelle scuole, case private o all'aperto. Tutte le esortazioni alla carità, all'amore, al perdono sembravano parole lanciate al vento, con poca speranza di vederne i frutti; pareva mancasse il terreno adatto. Ci sembrava di aver lavorato invano e temevamo per un futuro poco roseo.

Avevamo un seminario con la presenza di 20 ragazzi. Dopo 20 anni di fatiche, solo due sono arrivati ad essere sacerdoti. Ogni mese, visitavamo una quarantina di comunità, le maggiori; alle altre prestavamo il servizio liturgico ogni due mesi. Per Natale e Pasqua a tutti veniva data la possibilità della messa e ricevere gli altri sacramenti. Ora, il nostro campo di lavoro di quegli anni è diviso in quattro parrocchie: Laranjeiras, Rio Bonito, Nova Laranjeiras, Porto Barreiro. Attualmente siamo sette Saveriani impegnati nel lavoro pastorale in queste grandi comunità ecclesiali.

Nel maggio 1998 ho avuto la gioia di rivedere gli stessi posti di tanti anni fa e mi sembrava di sognare nel constatare il progresso fatto. Ho ammirato le chiese in muratura, ampie, moderne. Ora la situazione delle comunità è buona e il lavoro pastorale più soddisfacente. Ho gioito e ringraziato il Signore per le meraviglie , frutto di tanti sacrifici e sofferenze.

Il 3 maggio 1998 ho celebrato con il vescovo il quale, oltre che conferire a tantissimi giovani il sacramento della cresima, ha benedetto la nuova chiesa, quasi completamente distrutta da un uragano. Tanta è stata la mia gioia nel rivedere numerosi amici di tanti anni, ora ministri dell'Eucarestia e tante altre persone divenute oggi collaboratrici del parroco nella nascente comunità ecclesiale.

È stato per me molto bello e motivo di gioia aver incontrato la nuova segretaria: una giovane che avevo battezzato 26 anni fa. Mi sono venute in mente le parole di S. Paolo: "C'è chi semina, innaffia, e c'è chi raccoglie!". Di tutto ne sia sempre ringraziato il buon Dio.



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