Il catechista musulmano
Albert, un po' stanco del viaggio, trovò da qualche parte lo spirito per una battuta. Chiese a Viggì se sapesse il limba e come se la cavasse con il temne o il soso dei nativi. Viggì gli rispose che col tempo avrebbe appreso anche lui alcuni convenevoli da esibire nelle altre lingue parlate. Il resto l'avrebbe lasciato allo Spirito Santo... Allora Albert raccontò una specie di parabola, che però era una storia realmente avvenuta.
La nonna temne e quella limba
C’era un ragazzo che si chiamava Mohamed. Abitava non lontano dalla strada che da Kitonki porta a Lungi. Il villaggio non era molto distante dalla scuola cattolica della missione, la “Holy Cross”. Frequentava la quarta classe, mentre il fratello più piccolo era appena entrato nella prima ed era sordomuto.
Mohamed aiutava una nonnina lebbrosa di origine temne che abitava di fronte a casa sua e che una volta la settimana doveva andare alla missione per ritirare la sua porzione di medicine. Non solo, ma egli accompagnava al dispensario un'altra vecchietta che parlava invece il dialetto limba.
Da lei seppe dell'esistenza e delle abitudini degli altri limba della piantagione. Andò a visitarli spesso, così da impararne la lingua. Conobbe anche un altro modo di chiamare Dio e come lo pregavano i limba. Le frequenti visite alla missione aumentarono anche l'interesse del ragazzo su cosa si faceva in quel luogo, a cui cominciò presto ad affezionarsi.
Accompagnatore e traduttore…
Vedendolo parlare in limba, Viggì pensò di servirsene come messaggero o semplicemente come contatto tra la missione e la gente della piantagione. Oltre a sembrargli entusiasta del compito che gli aveva affidato, era soddisfatto perché Mohamed lo faceva bene. Lo promosse allora accompagnatore e traduttore tutte le volte che si recava a fare catechesi nella comunità limba. Avendo frequentato per qualche anno la primaria della missione, comprendeva abbastanza bene l'inglese e riusciva a farsi capire in lingua limba.
Pensò che avrebbe potuto chiedergli di insegnare i primi rudimenti del catechismo. Non doveva inventarsi nulla, ma far memorizzare delle formule scritte sul libro della dottrina (che gli aveva dato per studiarselo lui per primo), e poi insegnarlo ai bambini assieme alle preghiere del buon cristiano. Anche se Mohamed era un ragazzo musulmano.
Senza disturbare lo Spirito Santo
Albert comprese il significato del racconto. Da parroco della “Holy Cross” avrebbe dovuto cercare anche lui alcuni collaboratori per riuscire ad annunciare la Buona Novella ai settecento villaggi che un giorno avrebbe ereditato dai saveriani. Se non avesse potuto parlare tutti i diciannove dialetti della Sierra Leone, intrecciati, misti e intersecati tra loro come una siepe, la Provvidenza gli avrebbe fatto trovare qualcuno che conosceva bene le lingue locali.
Di questi collaboratori preziosi avrebbe dovuto servirsi, prima di disturbare… lo Spirito Santo.
Vent'anni dopo questo episodio, Viggì incontrò Mohamed a Freetown. Era diventato un big man. Memore della sua avventura di boy scout nella parrocchia di “Holy Cross”, ogni volta che si recava alla sede del sindacato degli imprenditori sierraleonesi, del quale era direttore,
non perdeva mai l'occasione di citare la sua storia personale e di promuovere il rispetto e la difesa della chiesa a cui apparteneva il suo amico missionario che continuò a chiamare… Viggì.







