"Ho spiccato il volo da Colognola", Sacerdote da 50anni
Il mese scorso, in questa pagina di giornale, ho letto con interesse la storia del mio compagno di classe, p. Giuseppe Zanchi, saveriano di Ranica che con me celebra quest’anno il cinquantesimo di sacerdozio. Confesso che di fronte a quello scritto che narrava le gesta del glorioso "commilitone", ho avuto la tentazione di raccontare anch’io qualche avventura, vissuta insieme nei primi anni della nostra vita saveriana.
Quella domenica del '43
Erano anni di guerra. Gli alleati bombardavano Milano, mentre Bergamo e Brescia erano penuti il campo di battaglia di due saveriani che percorrevano in lungo e in largo la pianura e le valli in cerca di "prede": p. Lorenzo Lini nella bergamasca e p. Mario Boggiani nel bresciano. Erano impegnati nella ricerca di ragazzi desiderosi di farsi missionari.
Una domenica del 1943, p. Lini arrivò anche all’oratorio dell’Immacolata. Allora, ero un appassionato lettore dei romanzi del Salgari e avevo la testa piena di avventure da vivere in isole lontane. Così, non mi lasciai sfuggire l’occasione e l’anno successivo lasciai le scuole medie. Caricato su un camion scoperto con una decina di compagni (tra loro Fulvio Boffi di Sforzatica, morto in Giappone nel 1988), seguii p. Lini fino a Grumone, un paesino lambito dal fiume Oglio, in provincia di Cremona. Qui, in una vecchia villa, i saveriani raccoglievano studenti del ginnasio desiderosi di pentare missionari. Vi trovai altri bergamaschi che ci avevano preceduto: Galli, Pansa, Gotti, Zanchi, Figini, Ghizzo, Sozzi, Rolli e tanti altri che il tempo avrebbe disperso.
Gli anni della formazione
Erano davvero tempi duri: guerra, freddo, fame. Ma tutti noi li ricordiamo con nostalgia, per quell’aria di famiglia e di spirito d’avventura che i nostri educatori sapevano creare attorno a noi. Tra loro, ricordo i padri Azzolini, Pelizzo, Mainini, Luca, Beduschi, Chiari. A Cremona superammo brillantemente gli esami di ginnasio e partimmo per il noviziato.
I bergamaschi della mia classe erano Rolli (poi inviato a completare gli studi negli Stati Uniti) e Zanchi, con il quale ho percorso l’intero cammino formativo fino al sacerdozio. Su quel periodo ho scritto qualcosa che viene pubblicato a pagina 3 di questo mese. Ma mi piace aggiungere qualche altro episodio.
"Come fate senza ragazze?"
Nel 1949, il concilio Vaticano II era ancora di là da venire, e anche Papa Giovanni, naturalmente. Per noi, studenti saveriani che trascorrevamo l’anno di noviziato nella casa di Ravenna, le occasioni di contatto con le ragazze erano del tutto improbabili. Avevamo occasione di avvicinarle solo nelle feste liturgiche più solenni, quando il parroco invitava i saveriani a unirsi al coro della parrocchia.
Ci fu un periodo in cui alcuni giovani muratori frequentarono la nostra casa per i lavori di ristrutturazione. Ricordo la loro meraviglia nel constatare, per la prima volta in vita loro, che un gruppo di giovani dai 18 ai 20 anni, quali noi eravamo, potesse vivere senza frequentare le ragazze. "Ma voi come fate - ci chiedevano - a stare senza ragazze?".
Le nostre facce nel film
L’anno successivo passammo a Desio per i tre anni di liceo. In quel periodo venne tra noi p. Mario Frassinetti, un geniale regista saveriano impegnato a realizzare il famoso film "Il nido degli aquilotti", per il quale noi liceisti prestammo le nostre facce come attori e come comparse. Ne era protagonista il mio compagno di classe p. Arnaldo Rigodanza, vicentino.
Fu quella l’occasione per noi giovani saveriani di conoscere da vicino due missionari reduci dalla Cina; due figure eccezionali che incisero sulla nostra formazione: p. Amadio Calligaro e p. Alfeo Emaldi. Quest’ultimo in Cina si era tagliato la lingua pur di non tradire i suoi cristiani.








