Genesi di una vocazione nata col sorriso
Pietro Rossini è stato ordinato presbitero missionario il 17 settembre scorso nella chiesa “Nostra Signora di Lourdes” a Matierno. Torneremo su questo importante evento per tutta la Famiglia saveriana. Prima, però, come regalo a p. Pietro, pubblichiamo qui le considerazioni di chi l’ha conosciuto.
Ho incontrato Pietro da adolescente e poi ho conosciuto i suoi genitori, nonni e zii. Di tanto in tanto veniva a Matierno per fare il ministrante. Ho visto in lui un ragazzo umile, discreto, disponibile. Il Signore Gesù lo ha illuminato a venire da noi e ha dato un aiuto nel catechismo, specie quando un catechista ha dovuto dimettersi per motivi di lavoro. Lui non se lo fece dire due volte. Si rese subito disponibile. Debbo esprimere un modesto parere: vidi in lui un futuro presbitero missionario. Oggi questo si sta avverando. Continuiamo ad essere vicino a lui e a tutti i missionari (Pino).
Per più di 15 anni, sono stata regista del gruppo teatrale “Speriamo che me la cavo” dell'oratorio di San Felice di Pastorano. Solo per un anno ho avuto il piacere di avere Pietro fra gli attori. La parte assegnatagli era molto bella e l’ha imparata subito... Una sera durante le prove lo richiamai dicendo: “Pietro va bene, sei molto bravo, ma per cortesia, ti ho spiegato più volte, nel dialogo che fai con l'altro attore, devi arrabbiarti, ti devi mostrare adirato, infuriato, incavolato”. Lui mi guardò e dopo alcuni secondi di silenzio, fissandomi negli occhi sfoderò il suo splendido sorriso e mi rispose: “Signora Anna Maria non ci riesco proprio. Non mi so arrabbiare!” (Anna Maria).
Una domenica mattina, nella chiesa di San Felice in Pastorano, don Giacomo diede un annuncio: “La chiesa Nostra Signora di Lourdes ha bisogno di un aiuto catechistico”. Fu allora che Pietro Rossini, presente alla Santa Messa, capì, illuminato dallo Spirito Santo, che la sua vocazione era diventare missionario.
Pietro è stato un bambino e un ragazzino come tutti. Ha frequentato assiduamente il catechismo nella sua comunità di S. Felice ed era sempre gioioso. Ho ben presente che quando passava in chiesa si attardava e si faceva il segno della croce, con fare preciso e amorevole, davanti al tabernacolo. Con il passare del tempo si notava sempre di più e con la guida del pastore, che era don Giacomo, si soffermava sempre di più davanti al tabernacolo. Era come se una voce lo chiamasse… Da quel tabernacolo è arrivata la vocazione di Pietro piano, piano, un po’ alla volta, ma tutto è nato in quella piccola chiesa dove c’è il più grande mistero che si nasconde in un pezzo di pane (Lea Secco).
Non avevo nessun dubbio. Lo vedo ancora come se fosse oggi là vicino alla porta della sacrestia insieme al suo papà che ascoltava, anche se piccolo e in silenzio, la Parola di Dio. Certo, l’esempio della famiglia è importante, ma lui era un bambino speciale, dolce e silenzioso. Sentiva già quell’attrazione per il Signore! Di sicuro non sarà stato semplice compiere questa scelta. Prego che il Signore gli dia tanta forza nei momenti difficili che troverà nel suo cammino (Clementina Pagano).
Non faccio parte di questa comunità da molto tempo, per cui non ho avuto modo di conoscere Pietro come le persone che sono state sue catechiste, suoi compagni nel coro e nelle altre attività svolte in parrocchia. Ho sentito parlare di Pietro durante particolari occasioni nelle quali si ricordava che un figlio della nostra comunità aveva intrapreso il percorso per diventare missionario. Quando, qualche anno fa, l’ho incontrato di persona mi hanno colpito da subito i suoi occhi ed il suo sorriso: erano un tutt’uno. Sorriso ed occhi che mostravano l’accoglienza e la disponibilità totale verso tutti quelli che incontrava e la voglia di aiutarci nelle attività che stavamo preparando. Una volta, mi ha aiutato a scegliere alcuni canti ma, durante la celebrazione abbiamo stonato un po’ tutti. La cosa non l’ha sconvolto più di tanto, anzi… Il sorriso di Pietro mi ha fatto capire che il vero cristiano è gioia pura e semplice, è gioia nel vivere, gioia nel comunicare, gioia nell'aiutare, è condividere momenti belli e meno belli. Pietro è la gioia ed io sono veramente felice per lui, per la missione che ha deciso di intraprendere e felice che il Signore abbia deciso di scegliere un figlio di questa comunità per testimoniare la Sua parola. Auguro a Pietro che il suo sorriso sia il vento che travolge quante più persone possibili in questa follia che è la nostra fede (Carla Di Concilio).







