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Da tempo, ormai un po’ tutti, pensavamo di essere entrati in un mondo di felicità e benessere per tanti. Di sicuro, noi del mondo occidentale! Ci accorgiamo di esserci sbagliati, perché non è così e non c'è bisogno di esemplificare, compulsare statistiche che, regolarmente, Agenzie internazionali compilano, per misurare la felicità percepita dalla gente.

Ci stavo pensando per la Domenica XVI del Tempo Ordinario, quella del seminatore e della parabola del grano e della zizzania (Mt. 13, 24ss.). Non sono solo le anime buone e belle che sperano in un mondo migliore di quello in cui viviamo, un mondo che si stende davanti ai nostri occhi come un bel campo di grano che va crescendo rigoglioso e promette raccolti generosi tali da riempirci i granai. Roba da mettersi in panciolle e dire: “Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia” (Lc.12, 16). Soprattutto, datti alla gioia.

Quel che segue è sbigottimento. È successo qualcosa di non previsto e messo in conto: da dove viene e cosa fare della zizzania che prospera dovunque? Se lo domandava già, in tempi lontanissimi, anche il pio israelita del Salmo 101. Da leggere e meditare come pagina di vita. Ci sono il grano e pure la zizzania. L'anima bella che lo recita, con tratti di evidente soddisfazione per quanto lui poteva fare, si ripromette, convinto e determinato, di far crescere il grano e fare piazza pulita della zizzania: “Ridurrò al silenzio (la vecchia traduzione diceva sterminerò) ogni mattino tutti i malvagi del paese per estirpare dalla città del Signore quanti operano il male”. Così risolveva al meglio tutta la spiritualità battagliera dei buoni dell'Antico Testamento. Con un colpo di bene (suo) e una botta al male (altrui) pensava di costruire un mondo più vivibile, ristabilire la giustizia e fare pari e patta con Dio.

Non così Gesù. Lui propone una soluzione diversa e cioè che non si può venire a capo del male, estirpandolo. Punto e a capo. Si dà il caso, infatti, che Cristo sia venuto su questa terra per prendere su di sé tutto il male e la cattiveria che vi crescono. Il male se lo è preso Lui, perché noi siamo solo capaci di commetterlo e non veramente di spazzarlo via per sempre. Quello che possiamo e dobbiamo fare noi, sempre secondo Gesù, è di non affannarsi a causa del male, ma di far crescere il bene. Ho letto un brano di Marie Noel. Scriveva nel suo diario: “Nei tempi del mio pessimismo, mi adopravo alla fine di ogni giorno, a frugare e ripulire la mia coscienza piena di peccati. Adesso faccio diversamente i conti della sera. Osservo tutto ciò che ho ricevuto dagli altri…”.

Lasciare che il bene cresca, dentro e fuori di noi, questa è la regola di vita che ci dà Gesù. Non quella di sterminare il male.



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