Fukushima: la partita non è ancora finita!
I missionari saveriani in Giappone sono attualmente 34, a servizio in cinque diocesi del centro-sud dell'arcipelago, lontani dalla zona maggiormente colpita di Sendai e Fukushima dal triplice disastro iniziato venerdì 11 marzo 2011 alle 14,46 (6,46 ora italiana).
"Stiamo tutti bene", assicura il superiore p. Manni in un suo comunicato. Nei 60 anni di presenza in Giappone, abbiamo vissuto con questo popolo il faticoso cammino della ricostruzione, della crescita e dell'espansione economica e tecnologica. Con tutti i giapponesi oggi soffriamo intensamente per la tragedia del terremoto e dello tsunami che hanno colpito il nord-est del paese, e viviamo nell'ansia e nella paura temendo che la tecnologia e le forze umane non riescano più a controllare e risanare le centrali atomiche di Fukushima.
Il vescovo di Sendai scrive: «la ricostruzione di questo paese è per noi un tempo di testimonianza e di annuncio del vangelo». Come missionari rimaniamo accanto a chi soffre, per portare aiuto e consolazione. Chiediamo la vostra preghiera e la vostra comprensione".
In queste pagine abbiamo voluto riportare una parte delle riflessioni che i missionari hanno inviato ai confratelli e ai famigliari. Vogliamo ascoltare, meditare e conservare nel cuore queste loro testimonianze di solidarietà umana e cristiana, per sentirci anche noi parte dell'umanità che soffre e spera, ravvivando l'impegno per una maggiore vigilanza.
"Sono storie quotidiane di vicende umane con le loro debolezze ed eroismi", scrive p. Codenotti. "È come una partita di calcio ancora aperta, dove per ora (è in corso il primo tempo) sembra vincere la squadra del bene. Per quanto riguarda la partita del nucleare, le cose sono andate male e il risultato è in sospeso. Speriamo nei minuti di recupero".
Lo speriamo anche noi, per il Giappone e per il mondo intero.








