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Tutte le ragioni "umanitarie" sembrano essere venute fuori al momento giusto, per continuare a fare il secondo mestiere più antico del mondo, dopo la prostituzione: la guerra. Anche se camuffata nell'istituzione di una "No fly zone" avallata dall'Onu, che impedisca ad altri di volare e violare i diritti del popolo, e lasci le vie del cielo sgombre ai jet che sganciano missili, e non alimenti e medicine.

Ma quando le potenze occidentali si prostituiscono ai dittatori di turno, coprendoli di soldi e di articoli di lusso, allora tutto va bene: è ammesso per proteggere gli interessi nazionali, anche se sono violati i diritti umani delle popolazioni che i dittatori governano.

Guerra e prostituzione vanno a braccetto. Del resto, mi diceva un confratello (certamente scherzava!): "i missili non possono restare fermi per troppo tempo, perché perdono di efficacia; a un certo punto bisogna usarli o distruggerli, e rimpiazzarli con nuovi prodotti che creano opportunità di lavoro e generano ricchezza...". Almeno per qualcuno.

I missionari hanno sempre denunciato la connivenza dei poteri forti con i dittatori, in tante parti del mondo: dall'Africa all'America, dall'Asia al Medio Oriente, dalla Russia alla Cina... Troppo spesso si è affermato che gli interessi nazionali (?) imponevano di "chiudere un occhio" sulla violazione dei diritti umani, sul ritorno benefico alle popolazioni locali, sul giusto rapporto tra sfruttamento e sviluppo, tra prodotti e prezzi nel libero mercato...

La globalizzazione non ha puntato a una maggiore condivisione del benessere e dei vantaggi tecnologici. Spesso è invece deviata in nuove forme di colonizzazione, protette anche con le armi e incentivate dalla paura.

Venendo al "mare nostro", i recenti avvenimenti sono stati caratterizzati dalla "sorpresa". Prima la sorpresa dei popoli giovani d'Algeria e d'Egitto, stanchi dei loro dittatori; poi gli attacchi a sorpresa del dittatore libico che non demorde e i contrattacchi a sorpresa delle forze Nato all'arrembaggio, a cui hanno risposto i migliaia di giovani nordafricani in crociera verso Lampedusa.

C'è una palese contraddizione nell'impedire l'arrivo dei profughi, mentre si glorifica l'invio di cacciabombardieri e navi da guerra.

E avviene una strana coincidenza: inviamo missili e in cambio riceviamo esseri umani.

Anche la chiesa è stata a guadare: altra sorpresa! Il più pronto e deciso è stato mons. Giovanni Martinelli, vicario apostolico a Tripoli. Dall'inizio ha avuto il coraggio di parlare: "La guerra non risolve niente. Continuo a ripetere che occorre fermare le armi e avviare subito una mediazione per risolvere la crisi in modo pacifico. Perché non si è data una possibilità alla via diplomatica?" (21.3). "Possibile che non si capisca che con le bombe non si risolve nulla? Chiedo ancora che si cerchi una soluzione diplomatica" (22.3). " Non mi fanno paura le bombe, ma l'incapacità di tentare un dialogo per trovare una soluzione pacifica" (23.3). "Gli europei si illudono di poter risolvere questa vicenda con le bombe. Diamo spazio a una mediazione" (24.3).

E domenica 27 marzo arriva finalmente il Papa con "un accorato appello agli organismi internazionali e a quanti hanno responsabilità politiche e militari, per l'immediato avvio di un dialogo, che sospenda l'uso delle armi". Il giorno dopo gli fa eco il card. Bagnasco: "Ci uniamo alle accorate parole del Papa... Crediamo che la strada della diplomazia sia la via giusta e possibile...".

La diplomazia, appunto! Non certo quella che aveva procacciato al dittatore, attendato a villa Pamphili, centinaia di giovani donne da ammaestrare nella somma verità del corano e richiamare alla conversione.



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