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Il vento della libertà… ma non si chiuda il nostro cuore

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Dal mese di febbraio il vento della libertà e della democrazia sembra stia soffiando con forza sulle coste del mare Mediterraneo. Il mondo arabo, a lungo schiacciato sotto il potere dittatoriale di regimi teocratici, dove la religione va insieme al potere politico, sembra dire basta e cerchi di scrollarsi di dosso quel giogo secolare che è indegno dell'uomo e che nessuna religione dovrebbe mai legittimare.

Dalla Tunisia all'Egitto, dalla Giordania alla Siria, e via via al Marocco, a Bahrein, alla Libia... Soprattutto i giovani, chiedono non solo il pane ma il lavoro e, più ancora, la libertà di esprimersi e di partecipare alla gestione del proprio paese, riforme indilazionabili che, in un mondo globalizzato come il nostro, non possono essere più rifiutate né rimandate.

Il costo della libertà

In alcuni di questi Stati le manifestazioni popolari, in mezzo a inevitabili violenze, si sono concluse positivamente, senza troppi danni personali. In altri Stati il conto pagato per la liberazione nazionale è stato molto alto in termini di vite umane, di violenze e di lacerazioni sociali. La libertà ha un costo altissimo e, come spesso accade, chi ne paga i conti sono di solito i più poveri e quelli che di solito alla fine non ci guadagnano molto.

Ma non possiamo non vedere in questi processi storici quei sussulti di assestamento del mondo che producono il futuro e conducono verso la libertà. L'uomo è nato per essere libero, ha bisogno di libertà fisica e sociale, religiosa e politica. La libertà è un bene indivisibile, un dono di Dio, per il quale Egli si è fatto uomo: "Cristo ci ha liberato perché siamo liberi".

La libertà è frutto della verità, cioè del disegno di Dio che vuole un mondo solidale e fraterno, di uomini pienamente realizzati. Per questo noi guardiamo con simpatia questi processi di liberazione. Ma siamo anche vigilanti, perché non bastano alcune "deposizioni" per acquistare una libertà vera e duratura.

L'antica domanda

Per questa stessa ragione sarebbe una contraddizione se il vento della libertà, che sta liberando i nostri fratelli, dovesse seccare nel nostro cuore le fonti della compassione e dell'accoglienza. Il timore di dover aprire le nostre porte a chi deve per ora fuggire e approda alle sponde dell'Europa, è comprensibile; ma non è un buon sintomo di responsabilità umana e cristiana.

Ci è lecito ripetere anche noi l'antica domanda: "Sono forse io il custode di mio fratello?". Non sarebbe segno di cultura cristiana - e neppure umana - chiudere gli occhi e sbarrare le nostre frontiere per impedire ai fratelli di rifugiarsi a casa nostra o di passare (perché è evidente che tutti qui non ci stanno!) da noi per andare altrove.

Non conosciamo il futuro, ma verosimilmente processi come questi non mancheranno di moltiplicarsi: l'Africa e l'Asia mediorientale presentano molte situazioni simili a quelle dell'Africa settentrionale. Saremo ancora chiamati in causa a dare del nostro per la liberazione dei nostri fratelli, noi che da tanto tempo godiamo il dono della libertà.

La vera liberazione

In questi giorni di Pasqua celebriamo la nostra liberazione, interiore e spirituale, base di ogni libertà, per la quale il Signore ci ha liberati. "Se il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero". La vera libertà è quella che ci libera dall'odio, dalla rivalità, dall'esclusione, dall'alienazione; quella che ci strappa dall'egoismo e ci apre alla fraternità e alla solidarietà.

Si può essere interiormente liberi anche quando si è in prigione, privi della libertà fisica ed esteriore. Ma la libertà piena è la possibilità di pensare con la propria testa, di decidere di fare il bene e di poterlo effettivamente fare, di poter vivere da fratelli nella comunione e nella partecipazione, come famiglia di figli del Dio della libertà.

Non esiste una democrazia perfetta, ma essa è la condizione per poter esercitare la libertà per crescere e far crescere la società, quella libertà che non è "arbitraria, ma è resa veramente umana dal riconoscimento del bene che la precede" (Caritas in veritate, 68). Infatti, libertà non è fare quello che si vuole, ma volere quello che si fa, poter scegliere di fare il bene per il bene di tutti.

Buona Pasqua!



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