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In swahili, quando un bambino o un adulto ha fame, va dalla mamma (la padrona di casa) e dice: “Nasikia njala (ho fame). Chakula iko tayari (il cibo è pronto)?”. E la risposta è sempre la solita “bado (non ancora). Uwe na uvumilivu (abbi pazienza). Kama uko na haraka, unisaidie (se hai fretta, dammi una mano)”.

E così si comincia. Il menù spesso è il solito e dipende dalla disponibilità economica della famiglia. Se si decide di fare la polentina di manioca, bisogna avere la farina già pronta. Altrimenti, qualche giorno prima, dopo averla presa nei campi, va tolta la corteccia, spezzata in pezzetti e messa a macerare nell’acqua per togliere il cattivo gusto (una specie di veleno). Poi va fatta asciugare e infine pilata con il pestello (oppure portata al mulino) per farla diventare farina. In seguito, si potrà iniziare. Si prende un bel pentolone e lo si mette sulle tre pietre del focolare, fuori dalla capanna (casa), lo si riempie di acqua e quando comincia a bollire, si versa la farina e si gira fino a farla diventare una polentina. Si mette il tutto nelle bacinelle (piatti di portata) e servita. A parte si prepara il sugo con l’olio di palma, i pomodori e le arachidi (frantumate sempre al mulino o nel pestello). La polentina si prende con le mani per farne una pallottolina e intinta nel sugo. Naturalmente, le mani saranno colorate di rosso dell’olio di palma. E naturalmente si mangia in silenzio, altrimenti, mentre tu parli, uno più veloce ne prenderà di più. Quello che resta sarà diviso con i bambini. Come secondo, ci potranno essere delle erbe cotte con carne di pollo o di capra oppure il pesce secco o congelato (spesso proveniente dal Brasile). Frutta, formaggio? Magari qualche banana o papaia, mango, ananas o altro (ma tutto questo ha il suo prezzo). Alle donne e alle figlie più grandi tocca lavare pentole e piatti.

Questo, più o meno, è l’unico pasto giornaliero, di solito verso sera, quando si ritorna dal lavoro e dalla scuola. Per il resto, se c’è fame, si sgranocchia qualche arachide (tostata o bollita) per far passare la fame e il tempo. Dimenticavo: di solito si beve acqua. Gli uomini la birra (quella di banane o quella in bottigliette di vetro). Qualche volta anche il vino in contenitori di cartone. E poi si aspetta che passi la fame. Se c’è qualche lutto (che dura una settimana), spesso si va a mangiare nella casa di queste famiglie. Soprattutto gli uomini, con la scusa delle condoglianze, per incoraggiare le persone in lutto, saranno accolti e nutriti…



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