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Ogni cultura è ricchezza dell'umanità

Lo scorso giugno è tornato dall'Indonesia, per il dovuto riposo, fratel Antonio Manucci. Ci siamo intrattenuti in lunghi colloqui, anche perché ritorna dalle isole Mentawai, dove anch'io ho trascorso i miei anni migliori di apostolato. Ecco una sintesi delle cose che gli ho domandato e di cui fratel Antonio ha parlato.

Fratel Antonio, ha svolto per 25 anni l'attività di procuratore. Aveva cioè il compito di provvedere alla spedizione di tutto l'occorrente alle missioni delle Mentawai. Poi fu destinato all'isola di Siberut, la più grande isola del minuscolo arcipelago di fronte a Sumatra, nel!' oceano Indiano, "tra quattro smeraldi di mare, e mille riflessi di perla".

Una cultura in pericolo

Fratel Antonio, come è stato il passaggio dalla città di Padang alle piccole isole Mentawai?

È stato un cambiamento enorme! Si tratta di un ambiente totalmente diverso, per lingua, religione e costumi. Fui destinato a Sikabaluan, l'ultima delle quattro missioni aperte dai nostri saveriani in quelle isole. Qui si conservano ancora le tradizioni più antiche della cultura mentawaiana che, purtroppo, stanno scomparendo, a contatto con il mondo moderno...

Cosa pensi del fenomeno della modernizzazione: è un bene o un male?

Ci sono aspetti positivi e altri negativi. Mi spiego: stanno scomparendo varie usanze come il titi (il tatuaggio), i denti acuminati, l'uso del kabit (il perizoma). La legge indonesiana attuale punisce i riti tradizionali dei kerei (i loro capi religiosi aborigeni), le loro feste specifiche, chiamate punen, come pure gli oggetti usati da loro per il tae (il malocchio).

Il governo indonesiano ha dichiarato abolita e vietata ogni forma che richiami il paganesimo. Sono consentite solo le religioni monoteistiche. Si può essere soltanto islamici o buddisti, protestanti o cattolici.

In pericolo di estinzione è anche la stessa lingua mantawaiana e questo indubbiamente sarebbe la fine della loro cultura e della loro identità. Il giovane mentawaiano, oggi, quasi si vergogna di parlare la propria lingua. D'altra parte, non tutti i missionari se la sentono di imparare un'altra lingua oltre a quella nazionale indonesiana.

Ma salvare la lingua e la cultura di un popolo, anche se piccolo, è sempre importante. Ogni cultura è una ricchezza per l'umanità!

La situazione religiosa

Tu sai, fratel Antonio, che anch'io ho svolto la mia prima missione a Sikakap. Sono passati tanti anni da allora. Oggi com'è la situazione religiosa?

La missione di Sikakap è stata affidata al clero indonesiano, come pure la missione di Sipora. Noi saveriani siamo rimasti nelle missioni di Siberut e Sikabaluan. A Sikabaluan sono stati costruiti la chiesa, il collegio per i ragazzi e le ragazze che ospita oltre  cento studenti, l'ambulatorio, una casa per i saveriani e una per le sorelle ALI. I cattolici sono già oltre un migliaio, ma la maggior parte degli abitanti è ancora pagana.

Di nascosto, segue la propria tradizione religiosa che viene chiamata arat sabulungan, cioè la religione delle foglie.

Navigatore e meccanico per la missione

Le attività della missione sono tante e varie. Oltre all' impegno dell'evangelizzazione, comune a tutti i missionari, ognuno poi cerca di mettere all' opera il meglio che sa.

Che significa essere "fratello saveriano"

Fratel Antonio, come hai avuto l'idea di diventare saveriano? Tu sei proprio comasco?

Sono di Pellio d'Intelvi, dove ho trascorso la fanciullezza; ho lasciato il paese a 14 anni per farmi missionario. A Parma pensavo di diventare sacerdote; ma poi gli eventi mi hanno condotto sulla strada del religioso fratello. Forse dovrei spiegare cosa vuol dire "essere religioso fratello".

Sono un missionario saveriano, innanzi tutto. Questo mi accomuna agli ideali e valori di vita missionaria secondo il carisma e la spiritualità che il beato Conforti ha lasciato in eredità a tutti i saveriani. Ho quindi fatto gli stessi voti religiosi che fanno tutti i saveriani: castità, povertà, obbedienza e il voto di dedicare tutta la mia vita alla missione.

All'interno della stessa famiglia saveriana, c'è la possibilità di scegliere tra ministero sacerdotale e ministero laicale. Io faccio parte di questa seconda categoria. Sono saveriano, missionario e religioso come tutti, ma non sono sacerdote: non sono "padre"; sono "fratello". Ecco, in poche parole, cosa significa essere "religioso fratello".

Sottotenente di vascello

So che hai il titolo di capitano di corvetta!

Prima di tutto, sono un meccanico. Mi sono specializzato in meccanica sui motori diesel. Ho anche partecipato ad un corso   accelerato a Ravenna e ho conseguito il titolo di sottotenente di vascello per pilotare la Santa Maria. I saveriani avevano un vascello, necessario per spostarsi da un'isola all'altra e per trasportare le cose necessarie ai missionari e alla popolazione. L'Indonesia, infatti, è una nazione formata da circa 15 mila isole: alcune maggiori, come Sumatra e Giava; poi ci sono tante altre isole minori, fino a piccoli atolli.

Io avrei dovuto sostituire fratel Domenico Caffaro, che allora era in Italia per malattia. Soltanto nel 1976, quando fratel Domenico perdette la gamba, tranciata dalla catena dell'ancora della navicella, ho assunto il comando del vascello. L'ho fatto fino al 1997.

Attività e difficoltà

Qual è la tua attività specifica?

Come direttore del collegio, seguo particolarmente il lavoro dei maestri e la formazione degli alunni delle elementari e delle medie. Faccio anche assistenza tecnica nelle costruzioni e nella revisione dei motori. Presiedo alle preghiere del giorno e, in modo particolare, guido la liturgia domenicale. Nei giorni festivi vado nei villaggi per la preghiera comunitaria.

Quali sono le difficoltà maggiori? Sorridendo, fratel Antonio risponde:

Le conosci bene. Sono le solite: la lingua e ... i mezzi per realizzare le nostre opere di assistenza e di sostegno, soprattutto ai malati e ai bambini. Sono cresciute grandemente le difficoltà per ricevere medicine dai paesi stranieri e spesso mancano i soldi per rifornirci nei centri indonesiani.

Facciamo tutto quello che possiamo. È quello che il Signore Gesù ci chiede giorno per giorno: avevo fame e mi hai dato da mangiare; ero ammalato e mi hai curato ... La cura può essere anche un sorriso e l'accoglienza fraterna.

Auguri, fratel Antonio!

Fratel Antonio Manucci è ripartito per le isole Mentawai nel mese di luglio. Noi ci ricorderemo di lui, mentre gli facciamo tanti auguri: la benedizione del Signore e l'affetto degli amici lo accompagnino.



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