Eccoci qua, discesi a valle… Dopo una settimana sul “Tabor"
Alessandro è stato uno degli animatori all'esperienza estiva di alcuni giovani. Sono giovani con la testa sulle spalle, che apprezzano il dono della vita e vogliono viverla in pieno. Vediamo come.
Non siamo stati fisicamente in Terra santa, dove si trova il famoso monte Tabor. Ricordate? Secondo la tradizione, sul Tabor Gesù si trasfigurò davanti ai suoi discepoli preferiti...
Abbiamo solo avuto la grazia di vivere una bella esperienza di spiritualità, che noi chiamiamo "Tabor".
Si tratta di un corso di discernimento, inventato da saveriani, saveriane e laici saveriani proprio per i giovani. Le due settimane di convivenza si svolgono nella casa saveriana di Ancona a dicembre e a maggio; il campo estivo, invece, l'abbiamo fatto nella casa alpina "Padre Uccelli", nella splendida cornice dell'altopiano di Asiago, nell'ultima settimana di agosto.
Un bel posto, un bel tempo
Vi hanno partecipato dieci giovani provenienti da varie città: sei da Salerno, due da Vicenza, uno da Desio, uno da Ancona. È stata un'esperienza bella e ricca di frutti, favorita dal clima di fraternità e condivisione, di silenzio e preghiera. Il bel posto e il bel tempo hanno aiutato i giovani a vivere nel modo migliore questo tempo trascorso insieme.
I giovani sono stati molto contenti. Ognuno è arrivato ad Asiago con esigenze e storie diverse, e c'è stato subito il modo di condividerle.
Tutti però, erano accomunati dal desiderio di trovare risposte importanti per la propria vita.
La luce negli occhi
Alla fine, ciascuno è tornato a casa con qualche risposta in meno e forse qualche domanda in più, ma con la consapevolezza di aver fatto un "viaggio interiore" e con il desiderio di continuare a camminare nella vita ordinaria per riconoscere i segni della presenza divina. Dio è fedele e guida i nostri passi verso un progetto più grande.
Quando è arrivata l'ora di partire, negli occhi di ognuno, c'era la luce di chi si sente riconoscente per aver vissuto la grazia di un tempo speciale e vuole prendere la vita nelle proprie mani, per cercare di realizzare quel progetto pensato da Dio sin dal principio.
Per me e Alessandra, laici saveriani, essere con questi giovani e accompagnarli nella fatica interiore, è una delle cose più belle e arricchenti, che dà senso anche alla nostra vocazione missionaria.
- Ringraziamo il Signore di averci chiamato a dare il nostro piccolo contributo.
Era quello che ci voleva
Ecco cosa scrive Massimo, un giovane che ha partecipato. "L'esperienza Tabor è stata forte e intensa, mirata a quei giovani che stanno cercando di scoprire e realizzare il progetto che Dio ha su ciascuno di noi.
Personalmente non avrei potuto chiedere di meglio. Ho avuto, infatti, tante occasioni per sgranare la parola di Dio cercando di farla mia, cogliendone il significato più vero e profondo. La lectio divina di ogni giorno è stata la materia primasu cui lavorare, riflettere, meditare e rendere feconda la preghiera.
Il discernimento di quei giorni non è stato solo un aspetto individuale; ma la bellezza della ricerca è stata proprio la condivisione. Ho incontrato giovani che, come me, si stanno interrogando, stanno cercando e soprattutto stanno dando valore al dono più grande che Dio ci ha dato: la nostra vita.
Questo Tabor ci ha dato la possibilità di confrontarci, di camminare insieme, di condividere il nostro cammino vocazionale.
Questa è la cosa più bella che mi sono portato a casa: la consapevolezza che la mia ricerca è affiancata da quella di tanti altri giovani in cammino, e la certezza che il progetto che Dio ha su ognuno di noi sta nella quotidianità delle nostre azioni e nella testimonianza cristiana che portiamo agli altri".
- Massimo Zulian








