Vi spiego cosa faccio… La mia vita missionaria in Colombia
Padre Enzo è un saveriano di Udine, missionario in Colombia. Si dedica a suscitare nei giovani il desiderio di donare la propria vita alla missione tra le genti, secondo il carisma del beato Conforti.
Dicono che chi va in America latina per un mese, al ritorno parla dell'esperienza fatta per un anno intero. Chi ci va per un anno, ne parla per un mese. Chi ci resta per dieci anni, preferisce non dire niente. Io mi trovo in quest'ultimo gruppo, che non sa più cosa dire...
La realtà è complessa e non si può semplificare in poche parole.
Se un persona capisce, può intervenire adeguatamente. Ma quando è che si potrà davvero capire il mistero di una persona? Per questo, è difficile raccontare una nazione complicata come la Colombia, senza fare semplicismi che in fondo sono pericolosi o ingenui.
Discepoli (e) missionari
Vorrei solo dare alcuni flash, per trovare piste da percorrere, come dice il poeta Antonio Machado: "Tu che cammini, sappi che non c'è cammino. Il cammino si fa camminando".
I vescovi in America latina si sono riuniti ad Apareçida e hanno riflettuto su un tema accattivante: "discepoli e missionari". Più tardi, nel dibattito, hanno pensato bene di togliere la congiunzione "e", cambiando così il titolo: "discepoli missionari". La congiunzione separava le due qualifiche, come se in un primo momento ci si dovesse preoccupare di "essere discepoli", e solo in un secondo momento di "essere missionari".
C'è stato un tempo in cui si considerava l'America latina legata al primo momento: non preparata cioè per la fase successiva. Come se si dicesse: "È inutile aspettarsi dei missionari, quando non hanno ancora raggiunto la maturità della fede. Prima devono formarsi bene ed essere convinti". Adesso gli stessi vescovi si rendono conto che non si possono separare i due momenti. Ogni vero discepolo è già missionario, e ogni vero missionario continua ad essere discepolo.
Il futuro della chiesa
Del resto, Gesù manda in missione gli apostoli anche prima di essere crocefisso e di aver vinto la morte con la risurrezione. Da qui viene uno dei flash, a cui ho accennato prima in riferimento all'America latina. Si tratta di una convinzione che ci permette di tracciare un cammino e di percorrerlo. L'America latina sembra essere il futuro della chiesa. Ormai l'Europa - e anche l'Italia - è diventata sterile e sfiorita; sembra una donna anziana piena di amarezza e senza gioia, quasi incattivita e arrabbiata con tutti.
In questa visione si inserisce la mia attività missionaria in Colombia, che riguarda l'animazione vocazionale. Non è un'attività facile. Del resto Gesù non ha mai promesso lavori facili. E poi, alla fine, qual è il lavoro facile? Ogni lavoro è difficile e faticoso..., a meno che uno non voglia fare il furbetto.
Uniti nella preghiera
Ogni volta che incontro gli adolescenti in Colombia e ho l'occasione di parlare della vocazione missionaria, vedo che non sono indifferenti alla proposta. Alcuni - pochi per quello che io mi aspetto (però, chi sono io per dire pochi o molti?) - alcuni chiedono di continuare il cammino di riflessione vocazionale. Qualcuno successivamente fa il passo, il salto più grande: entrare nella casa di formazione, presso la comunità saveriana di Medellin.
Ecco, quando la gente mi chiede "che cosa faccio in Colombia", sento un certo imbarazzo. Tutti si aspettano qualcosa d'altro, qualcosa di più! A voi che leggete, spero di essere riuscito a spiegare e a darvi un'idea, con questi brevi pensieri, qual è la mia missione. Se ci sono riuscito, vi chiedo di pregare per me e per gli altri animatori che si dedicano alla mia stessa attività, affinché ci siano molti operai disposti a lavorare nella messe del Signore. Vi assicuro che è una cosa molto importante!








