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Donna consacrata /2: Della Bibbia mi fido

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Teresina, saveriana bergamasca, è stata missionaria in RD Congo, dove torna ogni anno per un semestre: insegna Bibbia e accompagna le donne in difficoltà.

Da giovane, intorno agli anni '68, la Bibbia non era l'ispirazione diretta delle idee che mi sembravano più avanzate e che condividevo con altri giovani. Con il filo degli anni il rapporto fiduciale con la Bibbia è cresciuto. Ho visto che una scelta radicale poggiata sui propri entusiasmi non può durare. Ho scoperto che nella Bibbia la scelta dei poveri è una cosa seria e radicale, profonda e coinvolgente più delle scelte rivoluzionarie umane.

Ora non temo più la Bibbia riguardo al discorso dei poveri; non ho paura di trovarmi tirata indietro o spinta a una prudente via di mezzo; so che mi posso abbandonare alla Bibbia, a Colui che ne è il vertice e il sommo interprete Gesù Cristo, senza alcun timore. Anzi, so che la Bibbia mi sta sempre davanti.

Ascoltare sul serio la Bibbia è andare lontano nella solidarietà e nella giustizia; è approfondire l'indignazione; è trovare ragioni più profonde di impegno e la forza di viverlo. Della Bibbia mi fido, senza perdere nulla di vero delle battaglie giovanili, anzi vi trovo ragioni di impegno ancora più radicali.

La stessa firma del Creatore

L'incontro con il movimento femminista negli anni '70 aveva svegliato in me la coscienza e la fierezza di essere donna, e pure la consapevolezza di una lunga storia di silenzi e di confinamenti imposti. Di fronte a quest'aria nuova, come si ponevano quelle pagine bibliche che fin da bambina avevo letto e ascoltato, in un tipo di chiesa dove la visibilità era prettamente maschile?

Anche qui c'è stato un confronto con la Bibbia, fiduciale e critico. Grazie allo studio e alla lettura di esegete e teologhe, ho capito meglio che il disagio non andava ignorato o soffocato, ma preso in considerazione. In noi donne ci sono esigenze che hanno la stessa firma della Bibbia - il Creatore - e che possono orientare a un ascolto critico dei commenti e a una lettura critica dei testi.

Mi sono resa conto che una cosa è il testo scritto e un'altra cosa è il commento corrente, ad esempio, sui primi capitoli della Genesi o alcuni passi di Paolo. Anche certi modi di tradurre vanno messi in questione. Per esempio, il greco ha due termini diversi per dire "esseri umani" e "uomini", ma spesso la traduzione non ne tiene conto (cf Fil 2,7). Per noi donne questi dettagli, apparentemente banali, sono invece importanti.

Rileggere da donne i testi biblici

Ho svolto questa riflessione insieme alle ragazze congolesi, negli anni '80, quando ero missionaria nel Kivu. A volte la Bibbia era usata per umiliare: "Taci, tu che sei uscita dalla mia costola!". Chiedendo se Dio fosse uomo o donna, la risposta generale era, "uomo!". Dunque noi donne somigliavamo a Dio solo in modo derivato, fino quasi a concludere che Dio ci aveva voluto meno bene facendoci donne...

Mi colpiva il contrasto tra la carica delle giovani adolescenti piene di vita e spensieratezza, e la facilità con cui passavano a essere madri rabbuiate sotto il peso di una responsabilità prematura, divenendo mogli seconde o terze di uomini già maturi. Perché cadevano così facilmente nella trappola?

Ci siamo trovate in gruppi di ragazze a riflettere sul nostro essere donna, a dare un nome ai nostri disagi. Insieme ci siamo messe in ricerca del senso autentico dei testi della Genesi e del volto di Dio. Abbiamo fatto scoperte liberanti e la gioia di quei momenti resta scolpita in me.

Il nostro dono biblico agli uomini

Rileggere la Bibbia con occhi di donna non solo è necessario per noi, ma è anche un servizio da rendere agli uomini che per secoli ci hanno offerto un'esegesi dal loro punto di vista. Non si tratta di indossare vesti di femminista; basta semplicemente leggere i testi da donna, senza soffocare disagi e domande che possono avviare una lettura liberante.

È la nostra una lettura parziale? Ma anche l'uomo è parziale, come lo sono le due mani, una di fronte all'altra. La parzialità è necessaria e provvidenziale. Invece di cercare una lettura "neutra", è meglio imparare a camminare con due orecchi biblici e ascoltare l'armonia, e anche qualche dissonanza.

Del resto nella Bibbia la verità va colta dall'insieme. Il biblista Roland Meynet evoca l'immagine dei due cherubini che stavano sull'arca, a distanza, uno di fronte all'altro (cf Es 25,19). La verità è il silenzio che sta in mezzo, come quello che permane tra la lettura femminile e quella maschile della Bibbia. Non si tratta di sommare, ma di ascoltare e percepire ciò che i due racchiudono ed evocano. "Da sopra, in mezzo ai due cherubini, io ti parlerò" (Es 25,22). La Parola ci supera sempre.

Il bel volto di Dio "Madre e Padre"

Come donna, nella Bibbia cerco di riconoscere chi sono nel mio Dio. Non mi bastano i discorsi di chi pone innanzi a noi donne il modello di Maria, nostra sorella. Come lei, noi cerchiamo la nostra identità nello sguardo di Dio, in modo diretto e non derivato.

Il maschile usato per Dio, nelle lingue ove maschile e femminile caratterizzano ogni parola, la sovrabbondanza del titolo di "Padre", in rapporto a quello pur presente di "Madre", ha spinto noi donne a riconoscerci in Dio solo in modo derivato: somigliamo all'uomo, che somiglia a Dio. Non è così. Lo dicono anche i primi capitoli della Genesi; lo dice anche il nome che Dio grida a Mosè che aveva chiesto di vedere il suo volto (Es 34,5-7): "Dio di misericordia - El rahun", è il Dio che ha uteri, come una madre che avvolge il figlio ancora invisibile e lo forma. Noi siamo permanentemente amati da un Dio che ci dà vita, ci nutre, ci mette in piedi, ci orienta: un Dio "Madre e Padre". Diceva santa Geltrude: Gesù ci ha generati sulla croce nel dolore, nell'acqua e nel sangue, come una madre.

Autore divino, autore umano

Una lettura biblica da donna domanda anche una distinzione più chiara tra autore divino e autore umano, condizionato da cultura e da pregiudizi che l'ispirazione divina non annulla del tutto. Non tutto ciò che l'autore umano della Bibbia ci trasmette è perfettamente bagnato dalla novità di Dio.

Così, accanto a splendide pagine nell'Antico Testamento sulla donna, si può accettare che ci siano pagine il cui pessimismo al suo riguardo non è divino; ci siano silenzi e omissioni che non corrispondono al piano di Dio. Alle donne non andava insegnata la Legge, perciò difficilmente hanno potuto essere autrici di qualche pagina biblica. La donna e il suo impegno non appartenevano alle cose interessanti da raccontare: storie di re, alleanze e guerre hanno avuto ben altro peso...

Anche nel Nuovo Testamento si può riconoscere che gli autori umani siano stati influenzati da una visione del femminile non sempre e non tutta battezzata dalla novità di Cristo. Il conto degli sfamati nella moltiplicazioni dei pani "senza contare le donne e i bambini", appare frutto della mentalità corrente, non della novità del vangelo.

Paolo parla da teologo, indicando le vette perenni della novità cristiana (ad es, non c'è schiavo né libero, non c'è maschio e femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù" Gal 3,28). Ma a volte dà indicazioni pastorali valide per situazioni specifiche di tempo e di luogo (ad es, il velo e il silenzio nelle assemblee). Altre volte poi, Paolo sembra rappezzare il vestito vecchio della sua cultura con considerazioni vecchie (cf. Ef 5 sul matrimonio). Si tratta di individuare il valore che Paolo intendeva promuovere o salvaguardare, di riconoscere ciò che è caduco e ciò che è perenne.

"Lo Spirito di verità vi guiderà a tutta la verità" (Gv 16,13). Certe conseguenze dell'evento Gesù si sono svelate solo progressivamente, grazie allo Spirito che opera nella storia, come l'adesione alla fede senza passare per la legge giudaica, o l'imprescindibilità dei diritti umani. Così, lo statuto della donna nelle prime comunità cristiane non è necessariamente normativo per tutti i secoli, proprio in ragione della fedeltà al vangelo di Cristo.

Questo lavoro di discernimento nella Bibbia è necessario per noi donne, per capire silenzi e ingiuste differenze, e per cogliere quell'essenziale che ci riempie di gioia anche quando non sembra che tutte le conclusioni siano state tirate da quel "non c'è maschio e femmina, perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù" (Gal 3,28). L'essenziale ci è stato dato.

Per il resto, possiamo accettare anche il condizionamento che permane in questa nostra chiesa "madre", a volte poco madre perché poco femminile.



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