Dalle porte della Cina, a Taiwan
L’impatto con Taiwan è stato ed è ancora una cosa relativamente semplice e anche molto interessante. Ho girato molto poco nell'isola, e conosco quasi solo la città di Taipei, grande come Roma; ma che appare molto più piccola e concentrata. Taipei mi sembra un miscuglio di Milano e Napoli. Mi sembra Milano nelle strade grandi e dritte, nei grandi palazzi, n ella impressione di modernità, pulizia ed efficienza.
Mi sembra Napoli nel traffico, ma soprattutto per il fatto che, uscito dalle grandi arterie, subito e entri in un dedalo di viuzze dove tutto è familiare come un borgo di paese. Tra l'altro qui le case si possono costruire letteralmente attaccate le une alle altre. Incontri persone affabili, bambini padroni della strada, i ristorantini con i loro profumi, un grande silenzio.
Non sembra neanche di essere in una città. Parlare della gente è un discorso impossibile, perché ognuno è un mistero; comunque posso dire che ho sempre trovato molta gentilezza e rispetto, apertura e disponibilità. Sono persone che lavorano e studiano tanto (qui c'è l'ideale del sapere e della conoscenza); inoltre sono molto frugali, e capaci di sopportare molti disagi' senza lamentarsi.
E qui io cosa ci faccio? È stata ed è la grande domanda di ogni giorno. Per capire cosa facciamo noi Saveriani qui, pensate agli Hare Krishna nelle nostre città, o ai Buddhisti. Che cosa ci fanno? Ecco, noi qui facciamo la stessa cosa. Almeno in questi paesi dell'Estremo Oriente, non siamo qui "perché c'è bisogno" materiale. Sì, certo, ce n'è, ma né più né meno che a Udine, a Parma, a Brescia. In altre parti del mondo i missionari sono in mezzo a situazioni disperatissime; ma qui non è così.
Noi siamo qui ad offrire la conoscenza del Nome di Gesù. Ci sono negozi che vendono il marchio italiano. Anche noi siamo venuti qui ad aprire una specie di negozio che offre Gesù Cristo. Innanzitutto cerco di convincermi sempre di più di quanto sia importante il mio servizio. È davvero necessario conoscere Cristo? Beh, io provo ad immaginare per conto mio di non averlo conosciuto, di non sapere niente di lui.
Mi sembrerebbe di morire, che si spegnesse il sole che non ci fosse più né speranza né senso a questa vita, ridotta a quella degli animali. Così ritengo di essere portatore di doni importanti, di informazioni necessarie, un grande benefattore di questi fratelli – ovviamente senza alcun merito da parte mia.
Come fare in pratica? La mia scoperta di quest'anno è che devo "stare fermo", "essere reperibile", "essere pronto". Sembra una scoperta da poco, ma ha le sue ragioni. Dunque: io sono uno straniero, un ospite che non può accampare diritti di salvatore di nessuno. Poi, non conosco ancora bene la lingua; e soprattutto non conosco la cultura, come comportarmi con la gente.
La soluzione che si impone, la più logica, è aspettare, essere pronto ad accogliere quelle persone che sono interessate ai · nostri discorsi. Parlare con loro, seminare la Parola, e avere la pazienza che tutti i contadini hanno di lasciare che Gesù trovi la sua via al cuore di ciascuno. Mi pare quindi che questo sia il mio apporto specifico, la cosa che se non faccio io nessuno farà al mio posto. Vedo quanto è importante "essere", stare alla presenza di Gesù Cristo, così da far percepire un riflesso di lui nei nostri incontri; e voler bene a ciascuno nel modo suo, così che ciascuno si senta amato da Lui.








