Dal mare guardo cielo e terra
Il mare è pieno di vita e ci comunica la vita. È solcato da transatlantici per il turismo di élite e di massa, da barche di grandi e piccole dimensioni, a motore e a vela... In coloro che guardano verso l'orizzonte - come capita a noi che abitiamo sulle colline liguri -, suscitano il senso dell'avventura, della pace, del mare infinito. Ma il mare non ci nasconde il suo volto oscuro. L'infinito dell'orizzonte sul mare non è solo simbolo di un'anima che spera. È anche simbolo dell'ignoto, del misterioso.
Anche chi ha dimestichezza con il mare, è tuttavia cosciente del rischio che il mare comporta. Eppure, il timore non ferma il desiderio di attraversarlo, di trarne piacere e sostentamento. Coloro che lavorano sulle navi - siano esse da trasporto, da crociera o da pesca - amano il mare, anche se esso li porta via dagli affetti cari, li isola, li costringe a una vita di duro lavoro, su un galleggiante che non li lascia riposare a lungo.
Eppure, nessuno maledice il mare. Dal mare si impara a guadare il cielo e l'orizzonte. Si aspetta di scorgere una luce oltre le nuvole; si impara a riconoscere le luci del cielo e dell'orizzonte, perché ogni luce - e soprattutto le stelle - per il marittimo sono segni sicuri per tracciare la rotta; sono la salvezza che indica il porto.
“ Respice Stellam - Guarda la Stella ”, dice un'antica invocazione mariana. La stella è Maria e chi guarda a Maria trova suo Figlio. Una litania mariana, molto cara al marittimo, la invoca: “ Maria, Stella maris - Maria, Stella del mare ”. In mezzo al mare, loro sanno quanto sia importante una stella, anche una soltanto.








