Dal Burundi, mille volte grazie: 50anni, ma la Messa è sempre d’oro
Il calcolo è subito fatto. In cinquant'anni, ho celebrato l'Eucaristia più di 18mila volte, che sono altrettante volte in cui ho detto "grazie" a Dio Padre attraverso Gesù.
Il primo ringraziamento va alla mia famiglia e alla famiglia allargata dei saveriani, che mi hanno dato tanto. Ringrazio anche i superiori, i professori e i compagni di classe del seminario di Vicenza, con i quali ho vissuto fino all'inizio degli studi di teologia. Per tutti, ricordo mons. Giuseppe Dalla Costa, compagno di studi fin dalla prima ginnasio.
Non sono mai stato solo
Questo traguardo sacerdotale è una felice occasione per ringraziare anche tutti quei gruppi di laici con cui ho vissuto la missione in Burundi, a Murago, Gisanze, Ruzo, Gasorwe e infine a Kamenge. Sono convinto che la missione, intesa come evangelizzazione e promozione umana, si realizzi nel modo migliore grazie alla collaborazione di preti e laici insieme.
A cerchi concentrici, con varietà e intensità diverse, vedo tanti amici che condividono gioie e soddisfazioni, fallimenti e sofferenze. Degli amici sento la presenza, la condivisione e l'appoggio spirituale e materiale, pur nelle difficoltà e nelle fatiche che ognuno di loro vive quotidianamente.
Restano sempre vive nella mente e nel cuore le migliaia di persone in Burundi, con cui ho condiviso tante paure e speranze durante la lunga guerra. Abbiamo lavorato insieme attraverso i contatti personali, in chiesa e fuori, e attraverso le iniziative di sviluppo umano.
Con il timone a dritta
Un amico recentemente mi chiedeva cosa farei se dovessi nascere un'altra volta. Gli ho risposto che sceglierei ancora di essere missionario. Magari non ripeterei tutte le cose materiali che ho fatto, né il modo in cui le ho fatte! Ho sempre vissuto e sofferto il conflitto tra promozione umana e annuncio della buona notizia, tra contemplazione e azione. Chi è riuscito a metterle bene insieme? Questo pendolo si è bloccato da una parte, mi direbbe qualcuno.
Ora guardando indietro, guardando il presente e aprendomi al futuro che rimane, una cosa è certa: questo traguardo è un'occasione per dire "grazie" e per chiedere "perdono" a Dio e a chi ha vissuto e collaborato con me. È un'occasione per raddrizzare il timone della barchetta verso il vero centro.
Solidarietà tutto l'anno
Proprio in queste settimane a Kamenge, 250 giovani stanno seguendo un percorso di formazione e un centinaio di loro saranno scelti come animatori per tremila ragazzi che vivranno l'estate della "solidarietà". Per tutto l'anno, sabato e domenica, 1.200 ragazzi sono seguiti da una decina di giovani che si preparano ogni settimana per stare con loro, per farli divertire e per trasmettere messaggi di formazione umana e cristiana attraverso video, giochi e altri strumenti.
Roberto Benigni una sera ha detto: "Datemi un bambino da zero a 7 anni e poi ve lo lascio per il resto della sua vita". Noi ne abbiamo più di 900 che ogni giorno, grazie a 30 insegnanti, ricevono la formazione che abbiamo programmato insieme.
Senso e valore alla vita
Un'attenzione particolare la riserviamo anche alle vedove di guerra. Con loro lavoriamo con il micro-credito. Infine ci occupiamo di migliaia di orfani perché vivano una vita degna degli esseri umani. Un altro ambiente difficile, ma estremamente bisognoso, è il centro dei ragazzi di strada dove l'accoglienza e l'avviamento al lavoro sono fondamentali, perché escano dal tunnel della disperazione. Se ne occupa con passione Pier Franco Revrenna di Vicenza, che noi sosteniamo.
Continuerò l'impegno di "formazione umana e cristiana" con queste numerose attività, sperando siano tutte ispirate da Dio! Così continuo la mia missione, felice di poterlo fare, perché dà senso e valore alla vita.








