L'avvenimento del secolo: Conforti a Ravenna, accolto da p. Chiari
Dal 16 al 27 ottobre 2002 un ricco programma di festeggiamenti civili e religiosi, di ricordi, studi e preghiere ha accompagnato il ritorno del beato Conforti a Ravenna, ospite atteso come un "padre", a 100 anni da quel suo ingresso furtivo la notte del 5 gennaio 1903.
Allora veniva per prendere possesso della difficile diocesi di Ravenna, la "sua Cina" come gli aveva detto il Papa. Nel 2002, invece, è tornato per rivedere una città molto cambiata; come lui del resto, che non era più un vescovo novello, ma un novello... beato.
L'entusiasmo di p. Ildo
Dell'avvenimento scrisse per 5 volte - da dicembre 2002 ad aprile 2003 - il cronista di allora p. Stefano Coronese, che ha raccontato gli avvenimenti di quei giorni, i discorsi del sindaco Mercatali, che da ragazzo dalla vicina Massa Corese veniva dai saveriani in bicicletta a giocare a pallone, e dell'arcivescovo Verucchi che sottolineò la santità e l'impegno pastorale del Conforti. Anche se il periodo della sua permanenza a Ravenna è stato breve, mons. Conforti ha portato tanta luce in questa diocesi, come poi a Parma e, tramite i suoi missionari, nel mondo.
Padre Chiari ha vissuto con entusiasmo giovanile questo avvenimento: lo rivive ancora di giorno e lo sogna di notte. Mi è bastato sentirlo parlare mentre mi mostrava foto e ritagli di giornale, per far vivere anche a me questa sua esperienza.
Un doppio augurio
Possiamo considerare come una memoria visibile e concreta di questo evento la bella statua del Conforti, che un benefattore ci ha donato e che il 3 giugno 2007 il vescovo di Forlì mons. Lino Pizzi ha benedetto, alla presenza di personalità civili e religiose e di tanta gente. La statua è stata collocata alla fine del bel viale.
Alla base del monumento è scritto il motto che Conforti volle consegnare ai suoi missionari, "Charitas Christi urget nos - Ci spinge la carità di Cristo". Con la mano benedicente e il volto sorridente, sembra voler ripetere ancora a quanti vengono o ripartono dalla sua casa: "amatevi come fratelli e rispettatevi come principi".
In questi 40 anni, p. Chiari non solo ha salvato la casa dalla vendita, ma l'ha sostenuta materialmente con il suo lavoro e con la sua disponibilità di zelante sacerdote e missionario.
Sembra che il fondatore abbia voluto premiare la fedeltà di questo suo giovane figlio dalle 88 primavere, di cui ben 40 trascorse in questa sua casa. E anch'essa, dopo 70 anni di servizio missionario, merita una particolare benedizione. Auguri a "loro due": alla casa e al suo fedele custode!








