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Il sette maggio scorso la chiesa ha celebrato la giornata delle vocazioni. In molte parrocchie la giornata è passata in secondo piano. Prime comunioni e cresime tengono impegnati sacerdoti e comunità in questo periodo dell'anno.

Eppure è ormai obbligatorio riflettere sulle vocazioni: al sacerdozio, alla vita religiosa e missionaria, al matrimonio e alla vita cristiana in generale.

Si può vivere senza Dio?

Da alcuni decenni si parla di crisi delle vocazioni, pensando ai seminari e alle congregazioni religiose. È una realtà. Tuttavia in crisi non c'è solo la vocazione di suore e sacerdoti, ma anche la vocazione al matrimonio. Ci si sposa di meno, per paura di dividersi, e si sceglie la convivenza come soluzione; ma soluzione non è. C'è crisi anche in molti altri settori della vita cristiana: ci vorrebbero politici disposti a sacrificarsi per il bene comune; ci vorrebbero persone oneste nell'economia... Ci vorrebbero, ma non si trovano.

Questa realtà che ogni giorno abbiamo sotto gli occhi e che fa tanto soffrire, ha una causa precisa. La vera crisi è la crisi di fede ; è non prendere sul serio la nostra scelta cristiana; è pensare che una cosa è la vita, un'altra cosa è la fede. È accettare il concetto che si può vivere anche senza Dio.

Ci vuole il terreno buono

La società, del resto, offre di tutto: benessere, oggetti da usare, progetti da realizzare... Viene da chiedersi, cosa c'entri Dio in tutto questo. Qualcuno non sarà d'accordo. Ma analizziamo come viviamo. Nelle famiglie non si prega più insieme; la bibbia è uno dei tanti libri della nostra biblioteca; la Messa sta diventando un impegno nelle grandi occasioni; la catechesi è una perdita di tempo; la carità va bene “ una tantum ”; l'accoglienza dell'altro è da evitare per non avere problemi; l'onestà è per i tonti ; la condivisione impoverisce; l'amore si riduce al sesso.

Forse sono troppo severo. Ma spesso questa è la cruda realtà di molte esistenze. Gesù è chiaro e onesto con noi, quando ci fa sentire la sua voce attraverso la parabola del seminatore: “il grano cade sulla strada, tra i sassi, tra le spine...”. Con queste parole descrive le situazioni di allora, e anche quelle di oggi. Il seme darà frutto solamente se cadrà nel terreno buono .

Il Signore è testardo e paziente

Il Signore chiama sempre. Lui continua a seminare senza sosta, perché sa che le vocazioni sono una benedizione per tutti. Solo sposi santi, suore sante, preti e missionari santi; solo politici santi, operai e imprenditori santi... renderanno santa la nostra società. Il Signore è testardo; o meglio è paziente. Aspetta le nostre risposte; aspetta il nostro sìal suo progetto su di noi; ci chiede di accantonare i nostri progetti per accogliere il suo.

Per compiere questo passo ci vuole la fiducia in lui e il coraggio per realizzarlo. Fiducia e coraggio ci vengono dalla preghiera, dall'ascolto attento della sua Parola, da una profonda e intensa vita sacramentale. Se viviamo tutto questo, sicuramente scopriremo e realizzeremo la nostra vocazione personale e sarà davvero una grande gioia.

Non si vive di rendita

In questa nostra epoca dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che non si può vivere di rendita, pensando che la fede trasmessa dai genitori sia sufficiente. Tocca anche a ciascuno di noi assumere le proprie responsabilità di credenti, rimboccarci le maniche e cominciare a estirpare le erbacce, facendo così rifiorire il campo della nostra vita.

Il nostro impegno sta nel preparare il buon terreno che sono le famiglie e le comunità, per offrire ai ragazzi e ai giovani non un campo incolto che soffoca il buon seme, ma un campo dissodato e pronto per far nascere e crescere belle e sante vocazioni.

Remiamo tutti insieme

In pratica, ogni cristiano realizza se stesso rispondendo alla propria vocazione personale. Stavo pensando a questo, quando è arrivata la notizia della morte di un missionario. Un altro confratello ci lascia e raggiunge la mèta della sua vita: l'incontro con il Signore.

Quando ci raggiunge la notizia della morte di un missionario, di una suora, di un sacerdote, di una brava mamma o di un buon papà, pensiamo che una persona buona non c'è più; una persona che faceva del bene non potrà più farlo... E ci chiediamo: chi potrà sostituirla?

È questa la vera questione. Ogni persona è un dono di Dio all'umanità. Questo è il progetto del Signore ogni volta che regala la vita. Tocca a ognuno di noi non ostacolare questo suo progetto d'amore. Per un cristiano, riflettere almeno un momento sulla propria vocazione, diventa indispensabile, se vuole essere coerente con la sua scelta di fede. Rispondendo alla vocazione, diventiamo strumenti d'amore nelle mani di Dio.

Questa riflessione riguarda anche me: devo estirpare le erbacce del mio campo. Io per primo devo vivere con gioia la mia vocazione, devo testimoniare com'è bello seguire il Signore. Ma in quest'avventura siamo coinvolti tutti.

Per far andare avanti la barca della chiesa dobbiamo remare insieme. Coraggio, diamoci dentro!



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