Così è cominciata la mia missione
Parlando con il compaesano p. Gianni Brentegani, gli chiesi di poter vivere un’esperienza missionaria in Africa. Mi indirizzò alla comunità saveriana di Cremona e partecipai a diversi incontri. Conoscendo un po’ di francese i missionari mi indicarono lo Zaire, come luogo più adatto per me.
Con altri dieci amici, nell’estate 1984, partimmo per Bujumbura, in Burundi. Ad attenderci c’era p. Palmiro Cima, che ci accolse con allegria e ci stupì subito per la sua intraprendenza nello sbrigare le formalità doganali e nel trattare con i militari. Ci ha subito informato sulla situazione politica, la vita della gente e su come comportarci in missione.
Poi, attraversato il confine con lo Zaire (RD Congo), dopo diverse ore di viaggio siamo arrivati a Kidoti. Qui ci hanno accolto p. Battista Barbeno e p. Gianni Magnaguagno. È cominciata così la mia amicizia e collaborazione con i saveriani, durata tanti anni, e spero che continui a lungo.
Ho voluto raccontarvi qualcosa dei laici e delle laiche che ho conosciuto in questa vasta missione congolese in Africa: hanno contribuito in modo valido alla costruzione di opere per la testimonianza evangelica. Con loro ho condiviso momenti belli e faticosi.
Dopo tanti anni di missione insieme, mi domando: come riuscire a coinvolgere i giovani a continuare questa entusiasmante e impegnativa missione, insieme agli amici saveriani?
Spero che l’entusiasmo, il lavoro, la testimonianza di questi volontari - che ho brevemente presentato - e di molti altri e altre, possano trasferirsi in tanti altri giovani, che non hanno paura a impegnarsi per la missione. Confido anche che i saveriani proseguano in modo convinto e costante nell’animazione dei giovani per la missione. Perché le persone che ho descritto sono già da… “carta argento”.







