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Tanti si chiedono e ci chiedono: perché far nascere un centro di accoglienza notturno? Che senso ha?

Mi viene in mente un racconto del vangelo di Luca. Un tale, per mettere alla prova Gesù, gli domandò: “Maestro, che devo fare per avere la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Cosa c'è scritto nella Legge?”. Lui rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso”. Gesù gli disse: “Hai risposto bene; fa' questo e vivrai”.

Forse è proprio dal “precetto dell'amore” del vangelo di Luca che può nascere un'idea di accoglienza e di amore per il prossimo, come quella di un centro d'accoglienza notturno.

L'esperimento che ha la durata di sei mesi (da novembre 2005 ad aprile 2006), ha lo scopo di offrire un tetto e un letto, per un periodo limitato, a coloro che si trovano in un momento di difficoltà economica, senza possibilità di trovare un alloggio alternativo.

Sono sei i posti a disposizione presso la casa saveriana di via Don Milani. Sei letti, sei sedie e sei armadi; bagni in comune forniti di docce; spazi per asciugare la biancheria appena lavata; una stanza comune, in cui la sera gli ospiti si ritrovano a guardare la televisione e a scambiare due chiacchiere.

Il Cant , che ha per ora solo carattere sperimentale, ospita sei persone di varie nazionalità, oltre a un custode. L'orario di apertura va dalle 6 del pomeriggio alle 8 del mattino. Per essere ammessi al centro è necessario superare una visita medica che attesti l'assenza di malattie infettive. Gli stranieri devono anche dimostrare di essere in regola con il permesso di soggiorno.

È un piccolo passo avanti. Ma c'è ancora molto da fare, prima di arrivare ad “amare il prossimo come noi stessi”!



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