Confidenze a voce alta a “Missionari Saveriani”
In quei giorni sognavo la missione in terra lontana. Dove? Non aveva importanza: importante era partire, dare la mia vita per te, Signore, e per tanta gente che avrei amato ed aiutato. Ma tu non l'hai voluto; mi hai messo questo fuoco nell'anima e poi non hai voluto che bruciasse là dove mi spingevi. Perché? Tu solo lo sai. Da quando, ancora liceale, misi la mia piccola foto sulle tue mani, nel quadro del Sacro Cuore appeso sopra il mio letto, e ti dissi con sincerità: "Signore, fa' di me quello che vuoi", da allora non ho più il diritto di reclamare nulla con te.
Ma da allora, quanta sofferenza ha bussato alla mia porta! Sofferenza di ogni tipo, che tu solo conosci, gli altri non possono comprendere. A 19 anni, proprio perché volevo lasciare il seminario ed entrare in un Istituto missionario, mi hai tolto il sonno, e non me l'hai più ridonato, e con il sonno perduto, quanti altri desideri profondi sono rimasti solo desideri. Sono stato tre volte con le valigie pronte per partire, ma all'ultimo momento non son potuto partire. Perché, Gesù, tu hai voluto così?
Eppure tu lo sai, mi hai arricchito di tante capacità intellettuali, morali ed artigianali; come le avrei usate a beneficio di tanta povera gente! Ora ho più di 60 anni, e mi trovo a lavorare in una "missione italiana all'Estero", in un Paese ricco. Ma non è la missione che sognavo. Tra qualche anno andrò in pensione, per lo Stato; spero allora di avere ancora la forza di fare un'esperienza missionaria e chiudere gli occhi tra la povera gente. Mi toglierai anche questa gioia? Ho paura di sì; ma sia fatta sempre e solo la tua volontà, anche se è dura!
Quante volte, raffrontando la mia attuale vita, qui, in un Paese ricco, con quella che avrebbe potuto essere in un Paese di missione, mi ritrovo vuoto, mi considero inutile. Qui la gente pensa solo a far soldi, a divertirsi, alla vita terrena e con Isaia sono costretto a lamentarmi: "Signore, chi ha dato ascolto alle mie parole?". Perché oggi ho scritto questi pensieri? Non lo so neppure io; forse per sfogarmi; ma tanto Tu li conoscevi già: a chi può servire questo mio sfogo? Non lo so, forse a qualche altro cuore deluso. Spesse volte la solitudine e la tristezza mi opprimono, mi sembra di avere sprecato la mia vita.
Eppure qui non sono venuto di testa mia; 33 anni fa non avrei mai immaginato di venire a finire qui, dove mi trovo ora. Sì, lo so, l'uomo propone e Dio dispone, ma perché tu metti nel cuore un vivo desiderio e poi ci porti per un'altra strada? Sì, lo so lo capiremo solo in Cielo, ma io vorrei comprenderlo già ora, almeno un po'. Riuscirò io a credere sempre in te, anche nell'arido deserto che tante volte attraverso? Tu mi starai sempre vicino, mi sosterrai con le tue mani inchiodate e il cuore trafitto?
Sì, lo credo, lo credo fermamente. Quanto sei strano, Gesù, quanto sei diverso da noi! Quanto diversa è la vita che domandi a noi sulla terra, diversa da quanti ci vivono accanto e sembrano felici. Ora sono stanco di scrivere; tanto Tu queste cose le sai già, e agli altri non interessano. Buona notte, Gesù!






