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Con i Saveriani nel mondo

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Sono innumerevoli, specialmente in questi ultimi tempi, le chiamate telefoniche, le lettere e anche le visite in casa nostra, di tante persone che chiedono notizie delle nostre missioni e in modo particolare di quelle più provate e dove tuttora persistono situazioni e avvenimenti drammatici come la Sierra Leone, l'ex-Zaire, Ruanda, Burundi, Indonesia, Bangladesh, ma anche le Filippine e la Colombia col terribile terremoto.

Vogliono sapere se le nostre opere sono state lese in qualche modo sia dalla guerra che dalle catastrofi naturali e le condizioni di vita della nostra gente. Ed è logico che vi siano interessati perché anche loro in molte maniere hanno contribuito alla realizzazione di tali opere, centri di catechesi, scuole, case parrocchiali, chiese, ospedali e dispensari, sorgenti e condotte d'acqua potabile, mezzi di ogni genere per l'evangelizzazione e lo sviluppo.

Ma anche delle persone. Solo ieri, a Battipaglia, dopo la messa mi si è avvicinato un anziano signore che mi ha sentito nominare la Sierra Leone per chiedermi notizie di un sacerdote nativo di quella nazione che lui e la sua signora avevano "adottato" durante i suoi studi in seminario e che attualmente è segretario della Conferenza Episcopale.

A causa della guerra si erano persi di "vista". I missionari reduci da quel paese tribolato e attualmente ospiti in casa nostra ci tengono a portare loro personalmente notizie del loro don Luis. Ma soprattutto chiedono notizie dei nostri missionari, sia quelli originari della Regione Campania, sia quelli che hanno conosciuto durante la loro presenza e attività a Salerno.

E qui sono tentato di fare una lunga lista di nomi (col rischio di dimenticarne qualcuno) fin dai tempi della nostra presenza a Massa Lucana e poi in via Tasso a Salerno (e che sono ancora tra i mortali) e quindi dall'apertura della nostra casa attuale fino ai giorni nostri. Ma lo spazio disponibile non me lo consente.

Posso comunque dire che tutti sono "salvi", anche se non tutti "sani", viste le condizioni delle rispettive zone dove lavorano (compresa la Colombia, dove l'epicentro del terremoto era lontano dalle nostre sedi di Bogotà, Cali e Buenaventura), e visti anche gli acciacchi prodotti dal clima o dall'età.

La sofferenza più grande, nelle zone problematiche, consiste soprattutto nel non poter lavorare come si vorrebbe e nell'impossibilità di soccorrere quelle popolazioni che vanno alla deriva. L'importante è non demordere, continuare ad essere presenti, con loro, nonostante tutto e infondere speranza.

Tornando a noi. Volevo dirvi che tutto questo interessamento ci conforta moltissimo, in quanto è una prova ulteriore che la gente segue attentamente e con sincera preoccupazione gli avvenimenti mondiali, specialmente i problemi che affliggono il Terzo o Quarto Mondo, attraverso la Tv, la radio (molti ascoltano e pregano con Radio Maria, puntatissima nel dare notizie sulle missioni e sui singoli missionari) e la stampa; e li segue con i nostri stessi sentimenti di cristiani e di missionari.

Ci conforta e ci incoraggia anche la stima e l'affetto che nutrono per i missionari Saveriani in generale, e per ciascuno dei nostri confratelli in particolare, siano essi parenti, amici o conoscenti. È chiaro che ne siamo felici e contenti (siamo umani) e ci teniamo moltissimo. Ve ne siamo profondamente grati, ci auguriamo di esserne sempre più meritevoli e da parte nostra vi ricambiamo con altrettanta stima, amicizia ed affetto.

Siamo certi che convenite con noi sul fatto che non può essere solamente questa la ragione per la quale ci sforziamo di fare quello che facciamo: non è per piacere agli uomini (come diceva un certo Paolo di Tarso) ma per piacere a Dio la cui "carità ci spinge", ma se questo serve anche perché il maggior numero di cristiani amino di più il Signore e la sua Chiesa e si impegnino sempre più decisamente per l'Evangelizzazione e per l'annunzio e la testimonianza del Regno allora ben vengano anche i Saveriani e le loro umili o grandi imprese.

P. Giovanni Pes



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