Com’è il Natale nelle missioni?
Pubblichiamo queste due belle testimonianze di giovani Saveriani della comunità di Viale Vaticano. François è congolese e ha fatto due anni di missione in Sierra Leone. Dieudonné Twahirwa è un neo-professo burundese.
In Sierra Leone, il 25 dicembre è un giorno festivo. Già dalla fine della seconda settimana di dicembre si vedono qua e là segnali che annunciano l’avvicinarsi del Natale. La Sierra Leone, Paese a maggioranza musulmana, riconosce ufficialmente il giorno in cui i cristiani, che sono in minoranza, celebrano la nascita di Gesù Cristo.
Il giorno di Natale “cade” in un buon periodo, quello dell’inizio della stagione secca. Poiché non piove quasi più, per molti che vivono o lavorano in città diventa facile viaggiare. Possono raggiungere i loro villaggi, spesso isolati a causa dell'impraticabilità di alcune strade. Il Natale si festeggia nelle famiglie (anche in quelle musulmane) non tanto per celebrare la nascita di Cristo, ma come un’opportunità di ricongiungersi con i propri cari, di stare insieme e gioire della vita. Il Natale cade anche in un periodo in cui la raccolta dei prodotti rurali (riso, arachidi e altro) è in corso o quasi al termine. Ciò significa che c’è cibo da mangiare.
A Mongo Bendugu, dove ho svolto la mia esperienza missionaria, il Natale si celebra in un clima eccezionale. Già una settimana prima la gente del villaggio corre ad acquistare vestiti, cibo e altre cose per Natale e anche per Capodanno, che assume anch’esso un’enfasi speciale. I cristiani cattolici celebrano il Natale nella loro parrocchia e i protestanti nella loro chiesa. E dopo la Messa o l’adorazione, c’è sempre la condivisione fraterna. I cattolici sono soliti prepararsi spiritualmente durante il periodo di Avvento con momenti intensi come i ritiri spirituali per i giovani e i bambini, il sacramento della riconciliazione e della penitenza.
Il 24 dicembre si celebra la Messa della veglia. Il giorno dopo tutti si ritrovano, una volta conclusa l’Eucarestia di Natale, nel salone grande della parrocchia. Mangiano e bevono insieme quello che hanno preparato, con musica, balli e una tombola per i bambini. Questa celebrazione è comunemente chiamata “festa di Natale”. Nel pomeriggio si gioca una partita di calcio per animare il villaggio. La sera, in un locale sulla piazza, si organizzano gare di ballo, musica, discoteca... che comunemente chiamano “SHOW”, e la festa continua fino al primo mattino.
Un altro aspetto speciale è che il Natale appare anche come una festa per i bambini. Nel pomeriggio di Natale, nei viali, i più piccoli passano di casa in casa, vestiti con abiti festivi, cantando, giocando e sorridendo... Si fermano di porta in porta e, nel caso ricevano il permesso di entrare nel recinto, cantano per i presenti in “Koranko” (la lingua locale) e poi chiedono un regalo (di Natale) che chiamano “Salamafu” e quando lo ricevono proseguono per la loro strada. Se non vengono accolti, proseguono all’abitazione successiva.
Il Burundi è un Paese a maggioranza cristiana. La celebrazione del Natale, della nascita di Gesù Cristo, occupa un posto importante nella vita dei cristiani in particolare e di tutti i burundesi in generale. Detto questo, oltre ad essere una celebrazione ecclesiale, è anche civile. I preparativi per il Natale sono evidenti a tutti i livelli.
In ambito ecclesiale si assiste all’allestimento del presepe nelle parrocchie, nelle case religiose, nelle case di formazione, in alcune famiglie cristiane e lo scambio degli auguri… Nel tempo d’Avvento, la Chiesa cattolica pone un accento particolare sulla preparazione spirituale, cioè le confessioni individuali secondo le fasce di età e le categorie sociali.
In ambito civile, agli incroci delle strade, si realizzano addobbi con giochi di luce. Anche alcuni negozianti cristiani e non vendono oggetti che ricordano questo grande evento che è il Natale.
Anche in ambito familiare, il Natale si prepara seguendo l’invito della Parola di Dio: “rendere diritta la strada al nostro Dio” (Isaia 40,3). Questo invito viene eseguito in due fasi. La prima, quella fisica, si attua pulendo ovunque nelle nostre case; quella spirituale attraverso ritiri spirituali e confessioni. Un altro aspetto radicato nella cultura burundese segna la celebrazione del Natale: la comunione/fraternità. Ciò diventa più visibile nella condivisione con vicini, parenti, amici.
Il giorno di Natale i menù cambiano a seconda delle possibilità di ciascuna famiglia. Dopo la Messa condividiamo il cibo e beviamo insieme Urwarwa (vino di banane) e Impeke (birra di sorgo). Il giorno di Natale il saluto diventa Noheli Nziza (Buon Natale).
Tutto sommato, il Natale è ben celebrato in Burundi perché è una delle 4 festività obbligatorie con Ognissanti, Ascensione e Assunzione. Di conseguenza, sono anche feste civili. E per la società burundese, il Natale consolida la nostra unità e i nostri legami sociali.









