La missione di una vita intera
In occasione del 50° di ordinazione presbiterale, p. Rodolfo Ciroi continua il racconto della sua vita missionaria.
Dopo lo studio della lingua e un breve periodo di esperienza pastorale per conoscere il nuovo mondo, arriva la destinazione importante: diocesi di Padang e apertura del centro catechistico diocesano. Era una responsabilità piuttosto grande, per cui mi sentivo impreparato. Ma avevo la certezza che lo Spirito Santo mi avrebbe illuminato e dato le forze sufficienti.
Era un momento non facile per la catechesi in tutta l’Indonesia perché si trattava di passare da quella “imparata a memoria” a quella popolare. Quest’ultima, portava i catecumeni e fedeli a una fede più genuina e vissuta, a una coraggiosa testimonianza dell’amore di Dio in mezzo al mondo islamico. In questo lungo periodo, circa vent’anni, ho constatato come la grazia di Dio operi nel cuore delle persone. Erano esempi commoventi offerti da adulti, giovani e catechisti. Sarebbe troppo lungo raccontarli, ma, sinceramente, le loro testimonianze mi davano grande entusiasmo.
Nel frattempo si aggiunse pure l’incarico della direzione della radio e rivista diocesana. Ho constatato come il Signore tocchi il cuore delle persone quando meno ce lo aspettiamo. Questo avviene soprattutto attraverso la radio. In diverse occasioni, persone islamiche, pur non chiedendo il battesimo, mi hanno confessato che, attraverso qualche trasmissione ascoltata, si sono liberati dai preconcetti verso la religione cristiana. Non solo, ma sono stati aiutati a vivere la propria fede islamica con più autenticità. Non è forse questa opera della Spirito Santo?
Nell’agosto del 1995 arriva la nuova destinazione per Jakarta, come animatore-promotore vocazionale. Anche in quel caso mi sono rimesso nelle mani del Signore. I superiori mi hanno affidato questo incarico in base all’esperienza e alla conoscenza della chiesa indonesiana, acquisite lavorando nel centro catechistico. Così dissero per convincermi ad accettare. Certo, non mi sentivo preparato e non so se con incoscienza o per fiducia nella Grazia di Dio ho accettato.
L’Indonesia è terra feconda di vocazioni. Ho avuto occasione di girarla un po’ tutta, da un estremo all’altro. Spesso erano viaggi piuttosto estenuanti! Proprio nei momenti più duri arrivavano le consolazioni migliori: giovani che, finiti i corsi liceali, si presentavano e chiedevano di essere accolti tra i saveriani. A volte era ancora un desiderio spontaneo e superficiale, ma il seminario serve appunto per approfondire e rettificare la motivazione.
Ripensando a tutto questo dopo cinquant’anni di presbiterato missionario, dico: “Grazie, grazie Signore per quanto fai nel cuore di questi giovani”. Ogni anno ci sono due o tre ordinazioni presbiterali. Per me, questo è un segno che tutti i sacrifici fatti e i momenti difficili il Signore li ha tramutati in motivo di gioia e di profondo ringraziamento.
Da quasi cinque anni, mi trovo nel seminario saveriano di Jakarta. Ormai la salute non è più quella di prima. Per me, è quasi un pensionamento, parola brutta, ma non riesco a trovarne un’altra. Di per sé, il missionario non è mai in pensione, neppure sul letto della malattia. In seminario mi trovo bene, perché ora sperimento soprattutto la verità di quanto Gesù dice nel vangelo, ovvero che chi ha lasciato tutto per Lui riceverà il centuplo fin da questa terra.
Sono circondato dall’attenzione dei seminaristi e di tantissimi benefattori. Non parliamo poi dei giovani del gruppo Choice e del gruppo di Sant’Egidio, in mezzo ai quali, secondo le mie possibilità, cerco di dare il mio apporto nelle loro attività.
Un’ultima cosa che non posso dimenticare è la grazia più grande che mi è stata fatta dal Signore in occasione del mio cinquantesimo. Ho celebrato l’Eucarestia insieme a Papa Francesco in Santa Marta e ho avuto un breve colloquio personale con lui dopo la celebrazione. Ho tentato di baciargli la mano ma lui, con semplicità, l’ha ritirata, ha preso la mia mano e non ha fatto altro che dire: “Grazie per la testimonianza che date...”. Sono quasi rimasto senza parole nel vedere tanta umiltà e semplicità. Grazie Signore di tutto questo e soprattutto grazie del dono del presbiterato missionario.







