Chi trova un amico, trova un tesoro
Sento di poter dire che sono un missionario ricchissimo, perché ho molti tesori, molti amici. Sono così numerosi che non saprei neppure contarli tutti. Ne ho trovati ovunque, perfino all'ospedale, tra medici, infermieri e pazienti di entrambi i sessi, e soprattutto tra i pellegrini dei santuari mariani e i loro parenti, i loro coniugi e figli.
Alla ricerca della ''vera luce''
È per questo che ho deciso di proporre a voi, care lettrici e cari lettori, la testimonianza di una bella amicizia tra un illustre ingegnere e il suo medico curante. Il primo si chiamava Luca Troiano ed è morto in un incidente stradale; l'altro è il dottor Adriano Tango che ha scritto a Loredana, moglie del defunto e mia cara amica, pellegrina con me a Medjugorje.
Qui Loredana ha riscoperto la pace interiore e la gioia della fede e una vita nuova che lei sa comunicare a tutti coloro che cercano "la vera Luce", di cui parla la meravigliosa testimonianza dei due illustri amici, e che in modi diversi stanno già contemplando: il primo vi è già "immerso"; l'altro la sogna nella speranza di raggiungerla, di rivederla e possederla per sempre! Non da solo, ma insieme all'amico... "per farne ancora delle belle", per sempre, in cielo come in terra.
Una promessa per l'aldilà
«Luca, non potevo che pensare a te per la dedica di questa nuova storia, e non solo per affetto, ma perché tu sei nel cuore stesso della narrazione. Ricordi? Sono solo storie vissute - ti dicevo - bizzarre, un po' fuori di testa, ma in fin dei conti non molto di più delle nostre comuni esistenze! Ma tu mi correggevi: "Questa è solo l'apparenza; ciò che dà spessore alle vicende è il travaglio che c'è sotto, la tensione alla luce vera". Luce: quella di cui parlavamo io e te.
Purtroppo tu eri spesso disteso, io in camice, e poi tu ancora disteso, e io in casacca verde... Eppure avevamo tanto tempo per parlare! Finalmente, dimesso dal reparto, hai continuato a leggere la mia posta, commentavi le mie bozze. Bontà tua, le approvavi!
Ti scrivo dopo aver rivisto le foto del tuo incidente. Bell'affare esserti rimesso sulla moto! Una lacrima. "Ma perché proprio tu", ingegnere nucleare di fama non solo italiana, pupillo di Rubbia, collaboratore infaticabile di autorità della NASA, del CNR e chi se li ricorda più di quanti altri... Ma che importa ormai. Tu sei sempre il mio Luca, quello che mi spiegava la struttura dell'universo e della luce (o Luce?).
Adesso ci sei dentro, "fratellino". Ma sei anche qui. E piantala di chiamarmi ancora "il professore", io, sono stato per il tuo "occasionale" corpo, solo l'equivalente del meccanico per la moto che ti ha tradito. Ti aspetto, più in là, immersi nella Luce vera, dove comunque credo che sarai ben più ansioso di riabbracciare la tua sposa innamorata e la mamma, che me.
Ma ne faremo ancora delle belle, anche di là, altro che protesi d'anca o turbo compressori e acceleratori dl particelle! È una promessa, amico mio!».
- Adriano Tango.








