C’è ancora tempo per pregare?
L’anno scorso, la parrocchia di S. Maria de Fatima/Toasebio di Jakarta ha fatto un’inchiesta sulla frequenza all’Eucarestia domenicale. Volevamo sapere quante persone la frequentano, quante appartengono alla parrocchia e quante ad altre comunità. Eravamo contenti di vedere che la chiesa si riempie ogni domenica, ma ci interessava sapere se la nostra comunità ha bisogno di attenzioni mirate.
Abbiamo constatato che, in quattro domeniche di raccolta dati, avevamo la stessa risposta: i parrocchiani di Toasebio che frequentano la domenica sono il 49%. Rimane il problema degli altri 51% (1.862 parrocchiani) che non vengono. “Non devi preoccuparti tanto - mi dicono i fedeli - siamo ancora lontani dalle chiese... vuote del tuo paese, in Europa”. “In Europa può essere - rispondo io - ma in Italia no”.
Tornato in Italia per le vacanze, mi sono trovato a celebrare la domenica davanti a molti banchi vuoti: pochi fedeli e la maggior parte anziani. Giovani, quasi nessuno. Era estate e tanti erano in vacanza, ma due mesi dopo ancora molti sono... fuori dalla chiesa.
Nella mia stessa famiglia devo constatare una percentuale bassa di frequenza all’Eucarestia domenicale o di coinvolgimento nella comunità parrocchiale. C’è qualcosa che sfugge alla pastorale nei nostri paesi. In Indonesia, ci sono tante iniziative e proposte, che offriono sostegno e formazione ai cristiani a ogni livello: tutti coinvolti e tutti interpellati. È una chiesa di missione, in missione, una chiesa viva.
Mi si stringe il cuore davanti al fatto che io, missionario inviato in Indonesia a nome della chiesa di Cagliari, devo constatare che in Italia molti presbiteri e battezzati non riescono a impedire la “desertificazione” della fede in patria.
Non vedo giovani, ma solo pochi attivisti di iniziative socio-caritative, a fronte di tanta gente che affolla le spiagge, che gira per il mondo, dedica tanto tempo allo svago, o semplicemente a curare aspetti personali o a seguire i programmmi televisivi e i social. Ci sarà almeno il tempo di pregare? Qualcuno mi dice che anche in Italia abbiamo bisogno di missionari. Rispondo che potrei rientrare, per mandare al mio posto tutti presbiteri sardi, a nome dei quali svolgo il mio servizio missionario. Ma il fattore decisivo non è il pastore. Ci sono pastorali e società sempre meno guidate dai valori. Le persone che incontro non dedicano tempo allo stare insieme. Dov’è la fede, dov’è la comunità?
Forse è bene che continui a dare il mio contributo a una chiesa di missione, ma senz’altro mi sento stimolato a pregare che alle mie spalle continui a fiorire e fruttificare la fede, che la chiesa diventi missionaria e appoggi i missionari. Sogno e credo in una chiesa locale missionaria, che rimetta al centro anche la missione fuori dall’Italia. Le vocazioni missionarie sono un problema? O lo sono i valori? Senza perdere la gioia e la speranza, spero di tornare ancora per godere di una comunità ricca di fede, di frutti e di vocazioni.







