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Sono appena tornato dall’Italia, dopo qualche mese di aggiornamento. Appena sceso dall’aereo a Dhaka, ho avuto subito la sensazione di trovarmi in un altro mondo, ben diverso da quello italiano. Pure sono rimasto meravigliato di vedere intorno tanta attività. Tutti “si arrangiavano” a fare qualcosa: tipico di una nazione in marcia. Fa piacere di appartenere ad un gruppo di persone, i missionari, che promuovono lo sviluppo di questo popolo che ormai ha superato i 130 milioni.

Il progresso continuo di questo Paese è evidente dappertutto: nelle infrastrutture, con nuove strade, ferrovie e ponti. Le comunicazioni sono migliorate con nuove linee telefoniche, autobus (c’è ora un autobus che congiunge Dhaka con Calcutta - India), non escludendo i computer e l’Internet. Il Bangladesh non è ancora una tigre economica, ma sia il governo che le Organizzazioni Non Governative fanno spesso il possibile per migliorare la situazione della popolazione, anche la più bisognosa.

La Chiesa è presente nel settore educativo, sanitario e in piccole imprese a livello di villaggio, specie a favore delle donne, punto debole nella cultura musulmana e hindu. Le esportazioni sono in aumento, nei vestiti, scarpe, pesce e frutta di vario genere. Pare che ci siano nel Nord del Paese enormi depositi di gas; questo cambierebbe parecchio. Si notano successi anche nel campo sanitario: le immunizzazioni hanno raggiunto l’80% dei bambini; il programma contro la tbc è stato giudicato buono.

La crescita della popolazione, grosso problema in questa parte del mondo, è diminuita dal 3% all’1,8%. Il tempo è stato benigno quest’anno, così i raccolti hanno potuto raggiungere il record quasi ovunque: il Bangladesh è ormai autosufficiente nel cibo.

Non ci sono guerre, rivoluzioni e troppi contrasti fra le varie razze; il governo è laico.

La Chiesa ha celebrato, qualche giorno fa, il 50esimo della sua prestigiosa istituzione educativa: il Notre Dame College di Dhaka. Erano presenti alla celebrazione il Presidente, il Primo Ministro e molti deputati, uomini d’affari e intellettuali; parecchi di loro ex alunni del college stesso. Una grande giornata per tutta la Chiesa locale. La comunità Saveriana invece ha perso, in questi giorni, un altro missionario per un incidente di moto: così due Saveriani in un anno hanno cessato tragicamente la loro intensa attività apostolica.

Molto tuttavia resta da fare sia da parte del governo che dalle Organizzazioni. Ogni tanto sorge qualche nuova difficoltà; adesso c’è anche l’arsenico che inquina le acque profonde. Secondo noi, la salvezza del Bangladesh dipende dalla macroeconomia diretta dal governo stesso: l’educazione, il lavoro, le infrastrutture, la sanità, l’agricoltura. I privati vanno certo incoraggiati ed appoggiati in questa linea. Continui scioperi generali e vacanze non favoriscono il rinnovamento; mentre la corruzione e la criminalità promuovono solo alcuni. Questo Paese rimane quindi ancora fra le nazioni più povere, anche se non è più agli ultimissimi posti. L’80% dei bambini sono ancora denutriti, mentre il 40% dei neonati sono di peso inferiore alla norma. Il reddito perdura sui 250 dollari annui: fra i più bassi del mondo.

Interessante il recente contrasto tra il governo e le ONG a Dhaka. Queste si oppongono alla cacciata dei nuovi immigrati dalla grande metropoli; il governo vuole invece il ritorno della gente al loro villaggio d’origine, dove in realtà fa ben poco per trattenerli. Ci sono anche varie Organizzazioni che danno piccoli prestiti ai poveri, specie alle donne. Ma non sempre con successo, anche perché richiedono il 24% di interesse. Ultimamente una donna, che non poteva ripagare la somma a causa di una inondazione, ha offerto in cambio il suo rene. Parecchie di queste istituzioni continuano a spendere soldi “di altri” in progetti che sono buoni solo sulla carta o sul computer.

Il nostro ospedale di Jessore persiste nel suo lavoro umanitario come sempre, con cinque medici e 55 infermiere, comprese le studentesse. Non possiamo vantare, come Les Medicins sans Frontières (Premio Nobel), di avere 2 milioni di pazienti in sala d’aspetto, ma 300-400 sì. Abbiamo già ordinato la nuova macchina per anestesia, tedesca, al costo di 36.000 dollari, compreso il 33% di tasse governative. Ci sarà utile per operazioni più complicate da portare avanti con l’aiuto di specialisti italiani. Ci sono in cantiere altre iniziative riguardo la sanità; le necessità e le occasioni non mancano.

A tutti i nostri amici il nostro grazie e cari auguri.

  • Dr. Remo Bucari, sx.


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