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Bangladesh, La chiesa dei "prediletti"

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Il contesto che stiamo vivendo in Bangladesh non è tra i più belli. La situazione politica è grave. Una serie di scioperi a catena sta portando il paese sull’orlo del collasso, con grossi disagi soprattutto per le fasce più povere della popolazione.

La comunità cristiana sta crescendo

Nonostante tutto, nella comunità di Chuknogor abbiamo avuto un anno di grazia. La notte di Pasqua, dopo un lungo percorso di cinque anni, 51 catecumeni hanno ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana: Battesimo, Cresima, Eucaristia. L’evento ha dato consistenza alla nostra piccola comunità cristiana che lentamente penterà, spero, punto di riferimento e di coesione per tutti i fuori-casta della zona.

La celebrazione si è svolta nella cattedrale di Khulna (qui a Chuknogor non abbiamo una chiesa). È stato il vescovo stesso a conferire i sacramenti, per sottolineare dinanzi a tutti che l’evento era un’azione di chiesa e non un’iniziativa mia personale. Aumentando il numero dei battezzati, incominciamo ad avvertire l’esigenza di avere un luogo più idoneo per le nostre celebrazioni. Attualmente ci serviamo di un’aula scolastica, ma speriamo di avere presto anche una nostra piccola chiesa.

I pozzi profondi per l’acqua potabile

Ho anche un’altra bella notizia. In Bangladesh, soprattutto nelle regioni meridionali, la falda acquifera di superficie è inquinata dall’arsenico. Per avere acqua potabile, bisogna scendere a una certa profondità, ma scavare pozzi profondi non è alla portata di tutti.

Il dott. Gildo Coperchio, saveriano marchigiano, aveva intravisto la gravità della cosa e aveva provveduto a far costruire 5 pozzi profondi nei punti strategici della zona. Adesso i suoi amici ci fanno il regalo di altri 10 pozzi profondi, che collocheremo in altrettanti villaggi, ancora sprovvisti. Già sono stati selezionati i villaggi e a gennaio sono cominciati i lavori di perforazione.

"Ho il diritto di chiamarmi Dash"

Il 10 dicembre abbiamo celebrato la giornata dei diritti umani, perché la gente ne penti sempre più consapevole. Noi missionari siamo stati i primi a promuoverla e siamo invitati a rivolgere due parole di circostanza. Questa volta ho detto così:

"Nei miei 30 anni di Bangladesh, anch’io ho acquisito un "diritto umano"; quello di chiamarmi muci. A Borodol, la mia prima missione, tutti mi chiamavano il padre dei muci. Da allora, al mio nome ho aggiunto Dash, che significa schiavo ed è il cognome con cui vengono designati tutti i muci fuoricasta. Così anch’io ora sono Antonio Germano Dash!". L’assemblea ha reagito con un caloroso applauso di "benvenuto".



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